Campomarino  (in lingua arbëreshe:Këmarini) si trova poco più a nord del torrente Saccione, che segna il confine tra Molise e Puglia: la cittadina è a circa 2 km dal mare Adriatico, in una zona pianeggiante che ne favorisce l'agricoltura.


veduta aerea di Campomarino

La chiesa di Santa Maria a Mare è la più importante del paese: essa fu costruita tra il XII ed il XIII secolo in stile romanico e restaurata nel 1710. I Resti più antichi sono gli absidi e la cripta appartenenti alla prima costruzione: nella cripta si trova un affresco quattrocentesco raffigurante San Nicola e San Demetrio, quest'ultimo ritratto mentre combatte contro un turco.

Il paese, distrutto più volte durante le invasioni barbariche, riuscì a risorgere ed a divenire centro di primaria importanza longobarda e normanna. Poi, nel 1456, rimase duramente danneggiato dal terremoto e il paese si spopolò quasi completamente.

Pochi anni dopo, a causa dell'avanzata ottomana nei Balcani, si stabilirono nel paese numerosi albanesi e ne ricostruirono l'abitato. Infatti un documento del volume II delle Consulte, nell'Archivio di Stato di Napoli, ci fa sapere che nel 1458 venti famiglie albanesi, sotto la guida del ''greco'' Demetrio Meaduk o Megaduca, erano state sistemate nel casale di Campomarino.


la chiesa di Santa Maria a Mare

Nel 1461 Giorgio Castriota Scanderbeg inviò, sotto il comando di suo nipote Ivan Strez Balsic, un corpo di spedizione di circa 5.000 soldati affinchè aiutassero il Re Ferdinando I di Napoli nella lotta contro Giovanni d'Angiò. Il 18 agosto del 1461 Ivan Strez Balsic sgominò le truppe partigiane di Giovanni d'Angiò guidate da Piccinino. Per i servizi resi alla corona di Napoli, fu concesso ai soldati albanesi e alle loro famiglie di stabilirsi, tra le altre località, anche a Campomarino.

Nel 1564, l'ostilità verso il rito latino portò a una sommossa popolare, in quanto gli arbëreshë sì erano rifiutati dì pagare a Roma un'offerta per la  difesa di Malta, offerta che veniva scambiata con indulgenze, dichiarando che essi riconoscevano solo le indulgenze promulgate dal Patriarca di Costantinopoli.

A Campomarino le tradizioni albanesi si sono parzialmente conservate sia nella cultura che nella lingua, mentre è scomparso il rito bizantino. I cognomi di origine albanese più diffusi sono: Balante, Carriero, Chimisso, Corfiati, Croce, Manes, Marini, Musacchio, Norante, Occhionero, Piermarino, Travaglino, Vizzari.