Greci (in lingua arbëreshe: Katundi), in provincia di Avellino, è l'unico comune nella regione Campania che ancora oggi si caratterizza per le antiche tradizioni identitarie arbëreshe. Il suo nome deriva dal latino Graeci, ossia greci, in riferimento alla popolazione bizantina dalla quale ha avuto origine il borgo. Gli abitanti arbëreshë, giunti invece nel XV secolo, chiamano il paese Katundi, che in lingua arbëreshe significa appunto "il paese, il centro abitato".

Il borgo fu fondato intorno al 535 d.C., da Belisario, generale dell'impero di Costantinopoli il quale, per combattere contro i Goti, fu inviato in Italia dove fondò un gran numero di colonie.

Distrutto dai Saraceni nel 908, il borgo fu ricostruito nel 1039 per ordine del Principe di Benevento. Nei secoli che seguirono il territorio di Greci cambiò più volte i feudatari locali che ne limitarono lo sviluppo economico e demografico, così che il borgo cadde abbandono.

Nella seconda metà del XV secolo il territorio di Greci fu interessato da una massiccia migrazione di popolazioni albanesi che, giunte in Italia al seguito di Scanderbeg, costruirono un nuovo borgo in una zona scarsamente popolata.


veduta aerea d Greci

Il 25 agosto 1461, Scanderbeg giunse in Italia per aiutare Re Ferdinando I di Napoli, figlio del suo amico e protettore Alfonso d'Aragona nella lotta contro il rivale Giovanni d'Angiò e i baroni suoi alleati. Le sue truppe, unitesi all'esercito del Re Ferdinando, contribuirono in maniera decisiva alla vittoria di quest'ultimo, in particolare in occasione della battaglia combattuta nel territorio di Terrastrutta, nei pressi di Celle di San Vito.

Dopo la battaglia, Scanderbeg lasciò sul posto una guarnigione di soldati a difesa di eventuali incursioni dei ribelli. In segno di gratitudine, Ferdinando d'Aragona permise ai soldati della guarnigione di far giungere i loro familiari e stabilirsi definitivamente nel borgo di Greci, oramai quasi disabitato. Tale offerta rispondeva anche ad esigenze pratiche: gli arbëreshë avrebbero potuto vigilare sui vicini insediamenti francoprovenzali filo-angioini di Valmaggiore, Faeto e Celle San Vito.

L'insediamento si completò sotto ogni aspetto, quando i familiari dei suddetti soldati iniziarono la costruzione del nuovo paese, nei pressi dell'antica Greci, nella località detta Breggo (Bregu) che in italiano significa monticello. Sostituirono il nome del borgo con quello di "Katundi", che nella lingua albanese significa “il paese o paese nativo” e costruirono le "kalive", case in pietra e col tetto in legno e tegole, generalmente formate da un unico ambiente che fungeva sia da abitazione che da ricovero per gli animali. Le kalive erano molto basse e normalmente addossate l'un l'altra. Quelle oggi ancora intatte sono disabitate e adibite a ricovero per solo animali.

Negli anni successivi, centinaia di uomini e donne, a seguito dalla progressiva conquista ottomana dei territori albanesi, giunsero sulle coste pugliesi dalla sponda opposta dell'Adriatico e di qui a Greci ed in altri centri dell'Italia meridionale.

Gli arbëreshë avevano portato con loro anche il rito bizantino, che scomparve verso il 1690 per repressione dell'Arcivescovo Orsini, in seguito divenuto papa Benedetto XIII. Nel paese è stata comunque preservata la cultura, l'identità e la lingua arbëreshë, ancora parlata dagli abitanti.

Nel territorio di Greci si trovano ancora oggi molte contrade che portano denominazioni prettamente albanesi: Sheshi Kikutë, Pilli, Fisa, Ghama Shpotit, Mali, Vreshtë, Bregu, Shkembi, Rëshkalatat, Shelqi, Proigas; mentre i cognomi di origine albanese più diffusi sono: Bellusci, Bifaro, Boscia, Gli atta, Lauda, Martino, Norcia, Palumbo, Pucci.