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San Costantino Albanese (in lingua arbëreshe: Shën Kostandini Arbëresh) è un comune della provincia di Potenza, in Basilicata.

Il paese, nel cuore del Parco nazionale del Pollino, è situato in una valle solcata dal fiume Sarmento (affluente del fiume Sinni); è circondato per tre quarti da alture e da un lato si affaccia su San Paolo Albanese. Il nucleo abitato è posto a circa 700 m.s.l.m. in una conca racchiusa per tre quarti da alture. Il centro abitato, in pendenza non molto accentuata, è racchiuso da due torrenti nella parte che va verso il Sarmento. Il nucleo più antico è diviso in due parti: la parte alta (in lingua arbëreshe: katundi alartaz) e la parte bassa (in lingua arbëreshe: katundi ahimaz) che si estende longitudinalmente.

 

Le due punte estreme del paese sono delimitate da due chiese: quella della parte alta, dedicata alla Madonna delle Grazie ancora oggi esistente; quella meridionale invece, dedicata alla Madonna della Katistea, che è stata demolita una trentina di anni fa.

Dalla chiesetta della Madonna delle Grazie comincia via Scanderbeg (in lingua arbëreshe: nxellikata) che taglia tutto il paese; a circa due terzi della strada, via Scanderbeg si allarga sulla piazza principale dove si affaccia la Chiesa Madre dedicata a Santi Costantino ed Elena. Salendo ancora verso ovest troviamo il Santuario della Madonna della Stella, protettrice del paese; questo santuario costituisce il cuore religioso della comunità di San Costantino.

La zona dove fu fondato il paese faceva parte dell’Antico Stato di Noja (attuale Noepoli). Nel 1276 il territorio faceva parte dei beni della chiesa quando passò nelle mani di Gilberto Nicheta (nobile di Senise).

Poi non si sentì più parlare di San Costantino fino a quando, nel 1553, il feudo fu acquistato dalla Ettore II Pignatelli d’Aragona, Duca di Monteleone e continuò a fare parte dei domini della famiglia Pignatelli sino al XVIII secolo, quando la giurisdizione San Costantino Albanese venne concessa in usufrutto alla famiglia Pace di Venticalia.

Nel 1534 giunse nel territorio dell’attuale San Costantino Albanese un consistente gruppo di profughi greco-albanesi provenienti dalla Morea e, più precisamente dalle città di Corone, Modone, Nauplia e Patrasso. La popolazione di Corone era in maggioranza greca, ma esisteva una consistente minoranza albanese che la gente del posto chiamava “Arvaniti” ed era in questa località che avevano trovato rifugio un gran numero di albanesi fuggiti dall’Albania prima dell’arrivo degli Ottomani.

Imbarcati su navi veneziane e napoletane, i profughi greco-albanesi raggiunsero Napoli, dove l’Imperatore Carlo V diede il permesso a Lazzaro Mathes, capitano stradiota, di costruite nel Regno di Napoli nuovi casali o riabitarne di abbandonati. Lazzaro Mathes destinò tre gruppi di profughi presso Noja (l’attuale Noepoli), nella Valle del fiume Sarmento: nacquero così i casali di San Costantino Albanese, San Paolo Albanese e San Giorgio Lucano.

Per aver aiutato in passato Andrea Doria a conquistare la città di Corone, distraendo così gli ottomani dall’assedio di Vienna del 1529, L’Imperatore e Re di Napoli Carlo V riconobbe ai profughi greco-albanesi particolati privilegi, esentandoli dalle tasse e dai pesi fiscali, cosa che si protrasse fino al 1671.

Ancora oggi gli abitanti di San Costantino Albanese conservano la lingua arbëreshe, le tradizioni, il costume tradizionale e le funzioni religiose del Rito Bizantino. I cognomi di origine greco-albanese più diffusi sono: Blumetti, Brescia, Camodeca, Chiafitella, Ciancia, Iannibelli, Lanza, Loprete, Magnocavallo, Scutari, Trupo.

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