San Paolo Albanese (in lungua arbëreshe: Shën Pali Arbëresh), in provincia di Potenza, è il più piccolo comune della Basilicata; infatti, al 31 luglio 2018, contava solo 253 abitanti.

Il paese è situato ad un’altitudine di 843 metri, sul declivio del Monte Carnara (1.284 m s.l.m.) all’interno del Parco nazionale del Pollino. Data l’altitudine rispetto alla valle del fiume Sarmento, il paese offre un panoramico unico. Infatti sovrasta la vallata del fiume e dei paesi d’intorno; si ha perciò un panorama molto vario, arricchito da folti boschi come il Bosco Capillo che circonda l’abitato.

Il paese ha cambiato nome più volte: il 18/03/1861 giorno successivo all’unità d’Italia, il paese si chiamava “Casalnuovo” ed era in provincia di Basilicata. Il 27/05/1863 cambiò denominazione in “San Paolo Albanese” ed era in provincia di Basilicata. Il 16/08/1882, entrò a fare parte della neonata provincia di Potenza. Il 29/07/1936 il paese cambiò denominazione in “Casalnuovo Lucano”. Il 28/03/1962 il paese ritornò alla precedente denominazione di “San Paolo Albanese”.

La storia di San Paolo Albanese

Nel 1534 giunse nel territorio dell’attuale San Paolo Albanese un consistente gruppo di profughi greco-albanesi provenienti dalla Morea e, più precisamente dalle città di Corone, Modone, Nauplia e Patrasso. La popolazione di Corone era in maggioranza greca, ma esisteva una consistente minoranza albanese che la gente del posto chiamava “Arvaniti” ed era in questa località che avevano trovato rifugio un gran numero di albanesi fuggiti dall’Albania prima dell’arrivo degli Ottomani.

Imbarcati su navi veneziane e napoletane, i profughi greco-albanesi raggiunsero Napoli, dove l’Imperatore Carlo V diede il permesso a Lazzaro Mathes, capitano stradiota, di costruite nel Regno di Napoli nuovi casali o riabitarne di abbandonati. Così che in tutto il Regno vennero fondati o rifondati diversi paesi. Tra questi, nella Valle del fiume Sarmento furono fondati i paesi di San Paolo Albanese, San Costantino Albanese e San Giorgio Lucano.


la chiesa di San Rocco

Anche se è il comune più piccolo della Basilicata, San Paolo Albanese è considerato la memoria storica della presenza arbëreshe in Basilicata. Il il primitivo insediamento urbano del paese dalle tipiche case a schiera, si completò nel XVIII secolo arricchendosi sempre più di costruzioni che ci rimandano agli antichi centri della Morea.

Al loro passato, alle tradizioni e alle usanze che da esso derivano, gli abitanti di San Paolo Albanese sono ancora molto legati e per questo ne hanno conservato la lingua dei loro padri, le tradizioni, i costumi e il rito bizantino e i costumi. I cognomi di origine greco-albanese più diffusi sono: Basile, Blumetti, Camodeca, Osnato, Smilari, Troiano, Viola.

Gli edifici religiosi

Gli edifici religiosi in cui su pratica il rito bizantino sono: la chiesa parrocchiale dedicata all’Esaltazione della Santa Croce, la Chiesa San Rocco e la Cappella di San Francesco.


la chiesa dell’Esaltazione della Santa Croce

La chiesa dell’Esaltazione della Santa Croce si trova in in Piazza Vittorio Veneto; costruita nel 1721, anche se è ben visibile la precedente struttura adatta al rito latino, nel XIX secolo è stata adeguata al rito bizantino, con l’iconostasi e numerose icone.


l'iconostasi della chiesa dell’Esaltazione della Santa Croce

In Piazza San Rocco si trova la Chiesa dedicata San Rocco, protettore del paese, Edificata nel 1614, vi sono sono conservati alcuni affreschi di autori ignoti e pregevoli icone bizantine.

Il museo della cultura arbëreshe

Usi, costumi e tradizioni sono ben illustrati nel Museo della cultura arbëreshe, contenitore delle testimonianze delle origini greco-albanesi di San Paolo Albanese.

Il Museo, inaugurato nel 1993, è situato nel centro storico, e vi sono sono esposti gli oggetti popolari che testimoniano le radici e l’identità degli arbëreshë di San Paolo Albanese; contiene infatti gli oggetti di uso quotidiano, i costumi tradizionali, gli attrezzi della vita domestica e lavorativa ed illustra le fasi di lavorazione della ginestra, dalla raccolta, alla trasformazione, alla produzione dei tessuti, sia attraverso la documentazione fotografica, sia attraverso l’esposizione degli attrezzi necessari alla sua lavorazione.

Il museo comprende inoltre la biblioteca specialistica per albanofoni, creata nel 1979; la mostra degli “Oggetti dalla memoria”, allestita nel 1987: il laboratorio artigianale ultimato nel 2000.

L’abito tradizionale

Non è raro incrociare lungo le stradine le donne del posto indossare il costume tradizionale, dai colori vivissimi, ornato di ricami, nastri e oggetti d’oro.

I tessuti adoperati per confezionare i costumi, un tempo erano di produzione locale come la lana, il lino e la ginestra. Fatti col telaio a mano, venivano colorati mediante bollitura assieme ai coloranti naturali.

L’abito tradizionale maschile comprende i pantaloni neri lunghi fino al ginocchio, una camicia bianca e un gilet rosso. L’abito è completato dalle calze di lana e da un cappello a punta e larghe falde che ha una funzione soprattutto decorativa.


il tradizionale abito da sposa
usato ancora oggi nel giorno del matrimonio

Il vestito femminile in passato costituiva un indice della condizione economica di chi lo indossa. La gonna di lana rossa è orlata da una fascia di tessuto pregiato ed è liscia sul davanti e per il resto tutta pieghettata. La gonna viene poi decorata con l’applicazione di fasce gialle, il numero delle quali, da 4 a 6, anticamente indicava la condizione economica della donna e della sua famiglia.

Sulla gonna viene indossata una camicia bianca di lino; sul davanti presenta una parte molto ricamata ed è arricchita da tre ampi colletti sovrapposti fatti di merletto inamidato; le maniche sono molto ampie e ricamate alle attaccature delle spalle. Sulla camicia viene indossato un ricamatissimo bolero di dimensioni ridotte, in modo da non coprire i ricami della camicia.

In passato i capelli delle donne venivano pettinati e divisi in due lunghe ciocche, venivano poi avvolti in maniera assai stretta con delle fettucce bianche, in modo da formare due veri e propri cordoni.


alcune bambine di San Paolo Albanese indossano il tradizionale abito giornaliero

La maniera di intrecciare questi cordoni sulla testa era leggermente diversa tra nubili e sposate. Mentre le nubili vanno capo scoperto, le sposate portano un copricapo ricamato in oro dal quale pende sulla nuca una specie di ventaglio in stoffa pregiata. Il copricapo viene fissato all’acconciatura da due lunghi spilloni d’argento filigranato e da una trine ricamata, che passa poi sotto il bolero e arrivava quasi fino al fondo della gonna.

La processione di San Rocco

Il 16 agosto, giorno di San Rocco, a S. Paolo Albanese si svolge un rituale antico: durante la processione del Santo, la statua viene preceduta dalla “himunea”, un trono ben augurante composto da spighe e ornato di nastri e fiori. Il trono di spighe è preceduto da mietitori che mimano la mietitura in una danza che esorcizza le forze avverse della natura.

Durante la processione avviene il trasporto delle “grenje” (fasci di spighe di grano), portate a spalla dalla gente. Al termine della processione giovani, anziani e gruppi folcloristici si esibiscono nel tipico “ballo del falcetto”.