Castroregio (in lingua arbëreshe: Kastërnexhi) è un comune della provincia di Cosenza in Calabria. Il paese sorge tra il fiume Ferro ed il fiume Straface, su una sommità a quota 819 metri. Il territorio comunale è situato tra i comuni di Albidona, Alessandria del Carretto, Amendolara, Oriolo. Il suo nome deriva da quello di un castello che sorgeva sulla sommità del monte attualmente occupato dal paese. Secondo un censimento ISTAT del giugno 2018, gli abitanti di Castroregio erano 272, con una forte incidenza della popolazione anziana.

A 32 km dal paese vi è la frazione di Farneta, l’unica frazione di Castroregio, ed è situata su un’altura intorno ai 90 m s.l.m. attigua al Timpone la Rotondella (1016 m), al confine tra Basilicata e Calabria. Farneta ha fatto parte del comprensorio del comune di Oriolo sino al 1820, quando entrò a far parte del comune di Castroregio, diventandone frazione. Farneta oggi conta 100 residenti circa, in prevalenza dediti all’agricoltura e all’allevamento del bestiame.

Storia di Castroregio

Castroregio esisteva già prima della venuta degli albanesi; infatti si hanno notizie della sua esistenza già nel 1015; il paese continuò ad essere abitato anche sotto gli Angioini e gli Aragonesi, ma durante la dominazione di questi ultimi, a causa della terribile peste del 1348, rimase completamente spopolato.

La data dell’arrivo degli albanesi è tuttora controversa e dibattuta tra gli storici locali. L’ipotesi più probabile è quella proposta da Francesco Tajani ne “Le Istorie Albanesi”, il quale sostiene che Castroregio sia stato fondato tra il 1476-78, cioè un decennio dopo la morte di Scanderbeg (17 gennaio del 1468). La stessa tesi è sostenuta anche da Salvatore Scura in “Tradizioni e glorie degli Italo-Albanesi” e Antonio Scura in “Albanesi d’Italia”.

Probabilmente gli albanesi si stanziarono sulla sponda destra del fiume Straface, nella contrada “Casaletto”, dove tuttora esistono i ruderi di una piccola chiesa. Ma ben presto si spostarono nella contrada “San Pietro”, sovrastante la sponda destra del fiume Ferro; per poi spostarsi ancora in contrada “Cerviola” dando vita ad un villaggio che battezzarono Xorza.

Tra il 1510 e il 1515, per interessamento del Duca Giovanni Lopez de Vergara, gli albanesi abbandonarono la contrada “Cerviola” e si trasferirono sulla montagna in una località detta San Pietro delle Noci, l’attuale Castroregio; qui trovarono un castello diroccato del quale, probabilmente, riutilizzarono il materiali per edificare le loro case.

A Castroregio gli Albanesi poterono godere della tranquillità per poco tempo, perché scoppiò la guerra tra Spagna e Francia (Guerra d’Italia del 1521-1526). Mentre tutti i paesi vicini si erano schierati con la Francia, Oriolo e Castroregio rimasero fedeli agli spagnoli. Così che Castroregio fu assalito e bruciato da quelli di Amendolara, Roseto Capo Spulico e Canna. Terminata la guerra con la vittoria degli spagnoli, tutto il territorio passò alla famiglia Sanseverino di Salerno.

Nel 1534, giunsero a Castroregio alcune famiglie di profughi provenienti da Corone, cittadina situata nella Morea, in Grecia. La popolazione di Corone era in maggioranza greca, ma esisteva una consistente minoranza albanese che i greci chiamavano “Arvaniti”.


ragazza che indossa il costume
tradizionale di Castroregio e di Farneta

I nomi delle famiglie dei Coronei erano: Di Lazzaro, Ierovante, Camodeca e Pappadà, oltre ad altre di cui non conosciamo i nomi. I Coronei si unirono alla popolazione albanese già esistente e si adoperarono per ricostruire il povero villaggio di prima. Fu allora che Castroregio con la costruzione della Chiesa, (che nel 1552 quando il feudo passò dal Duca Lopez de Vergara alla famiglia dei Pignone del Carretto, marchesi di Oriolo, già risultava esistente), e filari di case in muratura unite l’una.

A volte le abitazioni si sviluppano in altezza, e presentano spesso piccole scale esterne che conducono a ballatoi sui quali si apre la porta d’ingresso ai locali riservati alla famiglia, mentre il livello sottostante è adibito a locali di deposito o era riservato al ricovero degli animali domestici.

Castroregio, seguì le vicende feudali del Comune di Oriolo, del quale era Casale, rimanendo quasi costantemente in dominio dei Pignone del Carretto fino all’eversione della feudalità (1806).

Con l’ordinamento amministrativo disposto da Napoleone, Castroregio divennne Università e venne compreso nel Governo di S. Lorenzo Bellizzi. Nel 1811 venne trasferito nel Circondario di Amendolara. Poi, con il decreto del 25/1/1820 gli venne aggregato il villaggio di Farneta, sottratto al comune di Oriolo.

La frazione di Farneta

Farneta: chiesa
di San Nicola di Mira e di San Donato

Farneta nacque tra gli anni 1468 e 1487, per iniziativa di Roberto Sanseverino, Principe di Salerno. Lo si ricava dalla storia locale scritta nel XVII secolo da Giorgio Toscano di Oriolo. I primi pagliai e le prime capanne degli Albanesi sorsero sull’altura di San Percopo, e da qui la sua denominazione primitiva, che durò almeno fino al 1543.

In quell’anno, infatti, il Regio Percettore di Calabria Citra ordinò un censimento di tutti i villaggi albanesi della provincia e Farneta, appunto, venne registrata con il nome di “Sancto Procopo” e gli furono conteggiati 27 “fuochi” (nuclei familiari) per un totale di 89 abitanti, tutti arbëreshë.

Gli edifici religiosi

La chiesa parrocchiale di Santa Maria ad nives a Castroregio, del XVI secolo, edificata interamente da maestranze locali, è stata recentemente ricostruita in stile bizantino, con al suo interno un’iconostasi lignea. Da alcuni anni Luigi Elia Manes sta realizzando un completo ciclo iconografico sulle pareti della chiesa.


la chiesa parrocchiale di Santa Maria ad nives

A Castroregio vi sono altri due luoghi di culto: la chiesa di San Rocco, costruita dopo che la peste colpì il paese nel XVII secolo (con l’iconostasi lignea e le statue di San Rocco e San Gaetano) e la cappella rurale di Santa Maria ad nives.


la chiesa di San Rocco e la cappella rurale di Santa Maria ad nives

A Farneta vi è la chiesa dedicata al San Nicola di Mira, che conserva le icone di San Nicola e San Donato.

Altri luoghi di culto sono: la Cappella della Madonna del Ceraso e la Cappella di Sant’Antonio.

Cultura e tradizioni

Nonostante l’influenza del mondo e della cultura latina, sia a Castroregio che a Farneta si mantengono con orgoglio le antiche tradizioni, il rito bizantino e, soprattutto, la lingua del paese di origine.


l’Archimandrita Pietro Camodeca de’ Coronei

A Casatroregio i cognomi di origine albanese più diffusi sono: Alfano, Camodeca, D’Agostino, Di Nicco, Licursi, Roma; mentre a Farneta sono: Camodeca, Lucieri, Licursi, Petta, Trupo.

Originario di Castroregio era l’Archimandrita Pietro Camodeca de’ Coronei che si impegnò per la conservazione del rito bizantino e l’istituzione di una diocesi greca in Calabria.

Una delle tradizioni caratteristiche di Castroregio è il rito delle nozze (martesia): il passaggio del corteo nuziale per le vie del paese viene annunciato dal “Flamurari” (portatore di bandiere), nome che deriva da flamurë (bandiera).

Le tradizioni culturali rimaste ancora oggi a Farneta si concentrano soprattutto nelle feste popolari, come quella del patrono San Donato, e nella musica di antichi strumenti popolari; alcuni di essi costruiti dai pochi artigiani locali (zampogna a chiave, surduline, ciaramelle). Il 19 agosto si festeggia San Rocco, patrono di Farneta.

Da ammirare è il costume tradizionale di Castroregio; meglio di qualsiasi descrizione scritta sono le rappresentazioni grafiche settecentesche del costume tradizionale della comunità di Castroregio, disegnate e incise all’acquaforte da Michela De Vito artista dell’800 di un certo rilievo. Entrambe le litografie riproducono un acquarello dal titolo “Donna del paese di Castroregio provincia di Calabria Citra”. La prima rappresenta la donna vista di fronte e la seconda vista di spalle.

Bibliografia

F.Tajani, Le istorie albanesi, Editore Fratelli Jovane, 1886

S.Scura, Tradizioni e glorie degli Italo-Albanesi, Corigliano Calabro, 1963

A.Scura, Gli Albanesi in Italia e i loro canti tradizionali, Lepisma, Roma, 1912

P.Cecere Roma, Profilo storico di Castroregio, Tipografia Jonica, Trebisacce

G.Toscano, Storia di Oriolo, 1695