Cerzeto (in lingua arbëreshe: Qana) è una comunità arbëreshe della provincia di Cosenza, situata nella Media valle del Crati. Il territorio di Cerzeto si estende lungo il versante interno dell’Appennino Paolano per 22 kmq e confina con i comuni di Bisignano, Mongrassano, Cervicati, Torano Castello, San Martino di Finita, Rota Greca e Fuscaldo.

A sud di Cerzeto, distante 1 km circa, ai piedi del colle Serra dei Muli, si trova la frazione di San Giacomo (in lingua arbëreshe: Shën Japku) che prende il nome dalla Cappella di San Giacomo che già esisteva alle falde del monte Sant’Elia prima dell’arrivo degli albanesi.

A nord di Cerzeto, a circa 3 km, sorgeva la frazione di Cavallerizzo (in lingua arbëreshe: Kajverici), detto anche “San Giorgio in San Marco“ e anche “Cavalato“, che prese il nome da un cavallerizzo al quale il Principe di Bisignano cedette il feudo. Oggi il primitivo insediamento di Cavallerizzo è disabitato a causa di una frana avvenuta nel marzo del 2005 e la popolazione è stata trasferita in un nuovo insediamento, denominato “Cavallerizzo 2“.

Cerzeto nel medio evo

Probabilmente sul territorio dove oggi vi è l’attuale paese di Cerzeto c’era già un antico insediamento che purtroppo fu decimato dallo spopolamento che nel XV secolo colpì la Calabria, a seguito di un disastroso terremoto. A tale riguardo si ha notizia di una chiesa dedicata a San Nicola edificata nella seconda metà del XIII secolo. Inoltre in prossimità dell’abitato di Cerzeto sono stati trovati numerosi reperti che segnalano un antico insediamento di epoca romana.

Della vicina frazione di San Giacomo esiste qualche riferimento storico già agli inizi del mille sotto il nome di “Sancto Jacopo” mentre della frazione di Cavallerizzo è nota la presenza di una chiesa dedicata a San Giorgio edificata nel XIII secolo.

L’arrivo degli Albanesi

In Albania, nel 1478, dopo un assedio durato oltre un anno, la fortezza di Kruia venne catturata dagli Ottomani. L’anno successivo gli Ottomani presero anche la città di Scutari. Queste sconfitte spinsero molti Albanesi a lasciare la loro patria e rifugiarsi nel Regno di Napoli, dove erano ben accolti dai signori locali che avevano bisogno di ripopolare le loro terre devastate dal terremoto, dalle carestie e pestilenze.

Nel nostro caso fu Girolamo Sanseverino, Principe di Bisignano, che aveva bisogno di ripopolare le sue terre e rivitalizzare le attività agricole, il quale accolse gli albanesi e consentì loro di fondare sulle sue terre contemporaneamente i villaggi di Cerzeto (in lingua arbëreshe: Qana), di San Giacomo (in lingua arbëreshe: Shën Japku) e di Cavallerizzo (in lingua arbëreshe: Kajverici).

Nel 1487 Girolamo Sanseverino fu arrestato e giustiziato per aver preso parte alla congiura dei Baroni ordita contro il Re Ferdinando I d’Aragona. Suo figlio Bernardino Sanseverino fu esiliato in Francia, ma poi Carlo VIII di Francia, Re di Napoli, lo ristabilì nel titolo di Principe di Bisignano il 1° maggio 1495.

Nel 1543 a Cerzeto si contavano 36 fuochi, a Cavallerizzo 17 fuochi e a San Giacomo 23. Quindi, la consistenza demografica complessiva doveva attestarsi su una popolazione residente di circa 400 abitanti.

Nel 1807 Cerzeto fu considerato Luogo ossia Università, mentre nel 1811 divenne frazione di Cavallerizzo. Infine, nel 1816, Cerzeto divenne Comune e capoluogo del Circondario comprendente anche le frazioni Cavallerizzo e San Giacomo.

La notte del 7 marzo del 2005 una porzione periferica di Cavallerizzo, fu seriamente danneggiata da una frana improvvisa. La frana avvenne nell’area di più recente costruzione, mentre nel centro storico non vi fu alcun danno. Tuttavia fu subito emessa l’ordinanza di sgombero dell’intero abitato che venne ricostruito in una nuova area, denominata “Cavallerizzo 2“.


Cavallerizzo 2

Oggi sia a Cerzeto che nelle sue frazioni di San Giacomo e di Cavallerizzo di conservano alcune significative tradizioni arbëreshe e si continua a parlare l’antica lingua dei padri, mentre è scomparso il rito bizantino.

I cognomi di origine albanese più diffusi a Cerzeto sono: Candreva, Capparelli, Franzese, Golemme, Musacchio, Posteraro, Ricioppo, Sarro, Stamile, Tudda. Quelli più diffusi a San Giacomo sono: Candreva, Iuliano, Rotondo, Sarro. Quelli più diffusi a Cavallerizzo sono: Capparelli, Ferro, Golemme, Lata, Melicchio, Sarro, Tavolato.

Da vedere a Cerzeto

La chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, a tre navate, databile intorno al settecento è opera di maestranze locali. Sulla facciata principale si può notare l’imponente portale in pietra intagliata. All’interno, sulla navata centrale, si possono ammirare grandi dipinti del Settecento; notevole anche il prezioso altare maggiore in marmi policromi dedicato ai Santi Pietro e Paolo.


la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo

Da ammirare anche, nelle rispettive cappelle delle navate laterali, l’altare di San Francesco di Paola, l’altare di San Giuseppe e quello della Madonna del Rosario. Il Ciborio settecentesco è di buona fattura dell’epoca barocca. Il Pulpito ed il Confessionale, entrambi in legno intagliato, sono del sec. XVIII. La chiesa presenta inoltre arredi e paramenti sacri settecenteschi e custodisce le statue processionali.


la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo: l'altare maggiore

Il seicentesco palazzo dei Marchesi Andreotti costituisce una pregevole testimonianza del patrimonio storico e artistico del territorio. La facciata principale ha uno stile architettonico classicheggiante, mentre sul prospetto ad est si apre un ampio loggiato ad archi di stile cinquecentesco; all’interno, sono notevoli i saloni e la cappella gentilizia.


il palazzo dei Marchesi Andreotti

Infine il palazzo Mayerà, come l’attiguo Palazzo Andreotti, risale al Seicento. Agli inizi del Novecento ospitò la grande attrice Emma Grammatica.

Da vedere a San Giacomo

Il santuario della Madonna del Buon Consiglio, un tempo dipendenza del palazzo nobiliare della famiglia Tocci.


il santiario della Madonna del Buon Consiglio

La facciata ha un ingresso al quale si accede attraverso una scalinata. A sinistra della porta si innalza la tozza torre campanaria. All’interno, dove sono custodite pregevoli statue processionali, è notevole il soffitto settecentesco a cassettoni e la bella statua della Madonna del Buon Consiglio di settecentesca fattura.

Il Palazzo Tocci è un palazzo nobiliare attiguo alla chiesa della Madonna del Buon Consiglio e domina il centro storico di San Giacomo. Fu residenza dell’omonima famiglia Tocci e risale al seicento. La vasta e imponente costruzione presenta caratteristiche di una raffinata e pregevole dimora storica.

Il Museo Etnografico, che raccoglie attrezzi riguardanti il mondo contadino e e dell’artigianato tessile. Nel corso dei secoli l’artigianato tessile ha avuto una particolare importanza, il telaio a mano faceva parte dell’arredamento di ogni casa e veniva usato durante tutto l’anno. Si lavoravano le fibre animali, in particolare la seta e fibre vegetali quali il lino, la canapa e, soprattutto la ginestra.

Le tradizioni popolari

Le più importanti tradizioni popolari sono legate alle feste religiose e al ciclo dell’anno. Il 6 dicembre si festeggia San Nicola di Bari, patrono di Cerzeto. Durante le feste natalizie si pratica il gioco del formaggio e del disco e si continua fino alla festa di Carnevale. Durante i tre giorni di Carnevale nessuno lavora perché, secondo un’antica leggenda, sono i giorni di Santa Zagaria e tutto ciò che si mette in opera viene rosicchiato dai topi.


donne di Cerzeto durante la “vallja”

Sempre durante il Carnevale gli abitanti di Cerzeto ricordano con la “vallja” (un antico ballo e canto popolare albanese) la vittoria dell’eroe Scanderbeg sugli ottomani. Per l’occasione le donne indossano il costume di gala; questo presenta, nel corpetto verde, un fregio detto “milletta” ricamato in oro, mentre le decorazioni continuano sul retro del corpetto e della cintura. La gonna è rossa e la “keza” che è sinonimo di donna maritata, è assai caratteristica.

Bibliografia

R. Patitucci D’Alifera Patitari, Casati albanesi in Calabria e Sicilia, estratto da “Rivista Storica Calabrese” ; N.S. X-XI (1989-1990) NN.1-4

I. Sarro, Gli insediamenti albanesi sul fianco sinistro del Medio Crati, S. Benedetto Ullano e Cerzeto, Tesi di laurea

C. Stamile, Brevi note su S. Giacomo di Cerzeto, In Katundi Yne, A. IX, 1978, n. 28

M.L. Mostardi, La ricerca sul pluralismo nella scuola dell’obbligo nella comunità albanofona di Cerzeto (CS)

M.F. Riggio, Cavallerizzo e le sue tradizioni popolari, Università degli Studi di Roma, Facoltà di Lettere e Filosofia, Anno Acc. 1966-67

F. Santoro, Tradizioni popolari di San Martino di Finita, S. Giacomo, Cavallerizzo, Mongrassano e Rota, Università degli Studi di Roma, Facoltà di Lettere e Filosofia, Anno Acc. 1970-71