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Firmo (in lingua arbëreshe: Ferma) è un comune della provincia di Cosenza, in Calabria. Il paese sorge a 369 m s.l.m. su di una collina della piana di Sibari, con alle spalle la Catena del Pollino e alla destra della media valle del torrente Tiro. Dista soli 6 km dallo svincolo autostradale omonimo e alla superstrada delle Terme di Sibari.

La storia di Firmo

Mancano documenti certi sull’anno preciso dell’arrivo degli albanesi a Firmo, ma si può ipotizzare che giunsero tra il 1468 e il 1506, quando oramai sempre più città e fortezze albanesi stavano cadendo sotto il dominio ottomano. A quel tempo molti coloni albanesi si erano già stanziati in Calabria dopo l’operazione militare che Giorgio Castriota Scanderberg fece in aiuto al Re Ferdinando I contro Giovanni d’Angiò. Così che molti albanesi seguirono l’esempio di quelli che si erano già insediati in precedenza nell’Italia meridionale.

Giunti in Italia, gli albanesi ricevettero dai feudatari locali terre e diritti civili in aree scarsamente popolate. Molti si stabilirono in Abruzzo e nel Molise, altri stabilirono nelle Marche, e in altri luoghi dell’Italia centrale, ma di questi quasi tutti i ricordi sono andati persi. Molti si trasferirono nel Regno di Napoli, nelle zone montuose intorno a Benevento, dove ripopolarono i villaggi abbandonati e devastati dal terremoto. Altri ancora andarono in Calabria dove, in provincia di Cosenza, fondarono o ripopolarono molti paesi e, tra questi, anche Firmo.

Molti storici ritengono che l’anno esatto in cui giunsero a Firmo gli albanesi sia il 1495, quando il feudo era tornato in proprietà di Bernardino San Severino, Principe di Bisignano. Il Principe infatti sino al maggio del 1495, era stato in esilio in Francia; fu il Re di Francia Carlo VIII a ripristinarlo nei suoi titoli e proprietà. Poi il Re di Napoli Ferdinando II d’Aragona lo investì nei suoi titoli e proprietà nel 1496.

Tra le proprietà del Principe di Bisignano vi era il casale abbandonato di Firmo Soprano (in lingua arbëreshe: Ka Markasati), il quale confinava con il casale di Firmo Sottano (in lingua arbëreshe: Ka Këllogjeri), di proprietà dei padri Domenicani di Altomonte, in quanto lo avevano acquistato nel 1486 dal Re Ferdinando I di Napoli assieme all’autorizzazione a ricostruire il detto casale.

Il 22 novembre 1497 il Principe Bernardino San Severino firmò le capitolazioni con cui concedeva ad un certo Alessio Comite, un greco fuggito da Costantinopoli, un terreno perché vi fondasse un villaggio di Albanesi o di Greci, di cui ne fosse assoluto padrone, presso il casale di Firmo Soprano; ma il Conte Alessio rinunciò all’impresa.

Il giorno 11 gennaio 1503 padre Domenico Simari, Priore dei Domenicani di Altomonte, firmò con gli albanesi le capitolazioni riguardanti la concessione di Firmo Sottano. Al censimento del 17 maggio 1543 a Firmo Sottano risultavano 37 fuochi e 117 abitanti.

Nel 1548 Cesare, figlio di Alessio Comite, avvalendosi delle capitolazioni firmate da suo padre e dal principe di Bisignano, iniziò a costruire le prime case di Firmo Soprano; poi vendette i sui diritti al barone Giacomo Campolongo.

Nel 1644 il casale di Firmo Soprano fu messo all’asta per debiti. Fu acquistato per 5000 ducati da Francesco Mazza per poi essere nuovamente venduto nel 1663 a Lelio Salituro. Il figlio di questi ebbe a sua volta una figlia, Anna Salituro, che sposò Giovanni Gramazio. Fu così che il feudo passò dai Salituro ai Gramazio il 17 Dicembre del 1682 che mantennero i diritti Baronali fino al 1806, anno in cui si verificò l’eversione della feudalità.

Intanto la giurisdizione del casale di Firmo Sottano era sempre mantenuta dai frati Domenicani di Altomonte, e durò fino all’eversione della feudalità del 1806.

L’ordinamento amministrativo disposto dai francesi per legge 19-1-1807 ne faceva un “luogo”, ossia “Università”, del cosiddetto Governo di Lungro. Il successivo riordino, per decreto del 4 maggio 1811, istitutivo dei Comuni e dei Circondari, includeva Firmo nella circoscrizione di Altomonte. Nel 1811 ci fu la separazione dal territorio di Altomonte.

A Firmo si conserva ancora oggi l’uso della lingua dei padri (arbërisht); questa è diversa dalla lingua oggi parlata in Albania e possiede termini più arcaici; inoltre entrambe le lingue hanno subito variazioni a contatto con culture differenti, anche se nella fonetica non esistono differenze sostanziali. Firmo inoltre ha mantenuto il rito bizantino e appartiene all’Eparchia di Lungro degli Italo-Albanesi. I cognomi di origine albanese più diffusi a Firmo sono: Bellizzi, Capparelli, Cortese, Damiano, Frascino, Frega, Gallicchio, Greco, Laffusa, Mortati, Russo.

Le tradizioni popolari di Firmo

In occasione dei festeggiamenti a San Giuseppe è consuetudine la sera della vigilia erigere enormi cataste di fascine in ogni rione e accese al rintocco della campana della chiesa principale.

La prima Domenica di maggio si festeggia Sant’Atanasio, patrono del paese. Si svolgono manifestazioni del folclore arbëreshë con la partecipazione di gruppi provenienti dagli altri centri arbëreshë in costume tradizionale.

E’ consuetudine durante la commemorazione dei defunti, distribuire in chiesa dopo la Messa il grano bollito (Kolira).


il grano bollito (Kolira)

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