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Lungro (in lingua arbëreshe: Ungra) è un comune della provincia di Cosenza in Calabria. Situato alle falde del monte Petrosa a 650 m s.l.m. è tra i maggiori centri della comunità arbëreshe, ed è la capitale religiosa degli italo-albanesi continentali, sede dell’Eparchia bizantina, che raccoglie sotto la propria giurisdizione tutte le comunità italo-albanesi dell’Italia continentale che hanno conservato il rito bizantino.

Il paese confina con i comuni di Saracena, Firmo, Altomonte, Acquaformosa, San Donato di Ninea, Orsomarso e Verbicaro.

La storia di Lungro

Nel 1156, Ogerio del Vasto, feudatario di Altomonte, concesse le terre del casale di “Lungrum” (o Hungarium) ad alcuni monaci Basiliani. Questi vi eressero l’Abbazia di Santa Maria delle Fonti che, con il passare del tempo, acquistava sempre maggiore prestigio sino a divenire uno dei più importanti centri di spiritualità bizantina e cultura greca.

Da subito attorno al monastero si sviluppò un piccolo agglomerato rurale, ma la sua popolazione rimase per molti anni piuttosto esigua. Sotto il dominio degli Svevi (XIII secolo), l’Abbazia attraversò un lungo periodo di crisi e le cose peggiorarono ulteriormente con il dominio degli Angioini prima, degli Aragonesi poi. Il casale di “Lungrum”, comunque, andava lentamente sviluppandosi e questo grazie anche all’arrivo degli albanesi che diedero linfa vitale al piccolo agglomerato rurale.

Nel 1486 Paolo della Porta, abate dell’Abbazia di Santa Maria delle Fonti, accolse nel casale di “Lungrum” 17 famiglie Albanesi. A quel tempo in Albania sempre più città e fortezze erano cadute sotto il dominio degli ottomani e ciò aveva spinto molti Albanesi a lasciare la loro patria e rifugiarsi nel Regno di Napoli, dove erano ben accolti dai signori locali che avevano bisogno di ripopolare le loro terre devastate dal terremoto, dalle carestie e pestilenze e ciò accadde anche per il casale di Lungrum.

Con il passare del tempo le 17 famiglie Albanesi, riuscirono a prevalere sull’esigua popolazione dell’antico casale, tanto da imporre la lingua, il rito bizantino e gli usi della loro patria. Così il casale di Lungrum perse la sua identità italiana diventando marcata espressione della maggioranza di etnia albanese.

Intanto l’Abbazia di Santa Maria delle Fonti, che da diverso tempo attraversava un periodo di profonda crisi, nel 1525 venne abbandonato dai monaci Basiliani e trasformato in Commenda a disposizione del Pontefice.

Nel 1532, nel casale di Lungrum si contavano 51 “fuochi“ (famiglie) e nel 1547 i fuochi erano 77; cosi che il rapido proliferare delle famiglie albanesi consentì al casale di acquisire nel 1546 il titolo di Universitas (1546), con il quale si riconosceva agli abitanti il diritto di creare nel suo seno un’amministrazione cittadina.

L’aumento demografico di Lungro continuò, tanto che nel 1561 si contavano 101 fuochi; mentre nel 1595 erano 160. Nel 1648 si arrivò al massimo, ovvero a 164 fuochi, che diminuirono nel 1669 in 131 fuochi. Intanto, nel 1586, l’Universitas di Lungro era passata alla famiglia Campolongo e nel 1621 vi erano subentrati i Pescara di Saracena.

Nel corso degli anni si erano intensificati i contrasti religiosi tra il rito bizantino degli albanesi e il rito latino delle popolazioni confinanti. Numerosi sacerdoti albanesi subirono il carcere a causa della pratica del rito bizantino, ma gli abitanti di Lungro, lottando con tenacia, sono riusciti a conservare la loro identità religiosa.

 

Oggi Lungro, è considerata la capitale religiosa degli italo-albanesi, sede dell’Eparchia di rito bizantino che continua la tradizione dell’identità religiosa, linguistica e culturale degli Arbëreshë. La diocesi di Lungro venne creata il 13 febbraio del 1911 dal Papa Benedetto XV e il primo vescovo fu Giovanni Mele.

A Lungro i cognomi di origine albanese più diffusi sono: Bavasso, Bellizzi, Borrescio, Capparelli, Conte, Cortese, Cucci, Damis, De Marco, Frega, Irianni, Manis, Mattanò, Pistoia, Rennis, Reres, Santoianni, Vicchio.

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