Pallagorio (in lingua arbëreshe: Puhëriu) è un comune della provincia di Crotone, in Calabria. Il paese sorge a 560 m s.l.m. nella fascia collinare presilana a nord del Marchesato di Crotone e confina con i comuni di Carfizzi, Casabona, Campana, San Nicola dell’Alto, Umbriatico e Verzino. L’abitato si snoda lungo lo spartiacque di due torrenti che confluiscono nella fiumara Vitravo.

 

Diverse sono le tesi sul significato del toponimo arbëreshë “Puhëriu”. Secondo alcuni deriva da “Palaios Chorion”, che vuol dire “Regione antica”, secondo altri da “Puhe e ri”, che vuol dire “Nuova Puhe”, una città albanese, secondo altri ancora da “Pucciur e riut”, che vuol dire “Baciata dal vento”.

Storia di Pallagorio

Le origini di Pallagorio sono antichissime, come risulta dalle numerose tracce nelle grotte sparse nel territorio risalenti al neolitico. Nel secondo millennio a.C. ha lasciato rilevanti tracce della sua presenza la popolazione enotrio-italica dei Choni come, ad esempio, gli oggetti votivi rinvenuti in tutto il territorio di Pallagorio.

Sulle vicine colline prospicienti l’alto Ionio crotonese vi sono tracce di insediamenti della civiltà micenea, risalenti al periodo tra il XII ed il X secolo a.C.. Fu in questo periodo che, dopo l’incontro tra gli autoctoni e i micenei, sorse nel territorio dell’attuale Pallagorio, la la città italico-ellenica di “Chone”, come dimostrato dai rilevanti reperti archeologici (tombe, statuette votive, mura, anfore, monete) e dai resti dell’antica necropoli.

Durante il periodo della civiltà della Magna Grecia, tra il VI ed il IV secolo a.C., coloni greci, colonizzarono anche il territorio di Pallagorio, costruendo fattorie in tutto il territorio circostante popolarono l’insediamento già esistente. Fu in questo periodo che il paese prese il suo nome (Palaios + Chorion: vecchio paese).

In età romana, nell’area prospiciente il borgo, lungo la vallata del fiume Vitravo, si insediarono dei coloni latini, avviando un’intensa colonizzazione; di tale periodo rimangono testimonianza le significative tracce di resti di ville agricole latine rinvenute lungo tutto il corso del fiume Vitravo.

In età medievale, a causa delle frequenti guerre, carestie ed insicurezza del territorio, vennero gradualmente abbandonati i vicini centri abitati e Pallagorio si ridusse ad casale con poche centinaia di abitanti, per lo più contadini alle dipendenze dei Signori e della Diocesi di Umbriatico.

Nel tempo il casale di Pallagorio passò dai Riarce ai Coppola nel 1486, ai Borgia nel 1496; appartenne dal 1505 agli Spinelli, Principi di Cariati, che nel 1682 lo vendettero ai Principi Rovegno, che lo tennero sino alla fine del ’700.

Nel 1799, con il nome di “San Giovanni di Palagorio”, venne riconosciuto casale autonomo e compreso nel circondario di Corigliano. I francesi, nel 1807, lo assoggettarono al cosiddetto Governo di Cirè, a quel tempo in provincia di Cosenza.

I Borboni, nel 1816 lo trasferirono in provincia di Catanzaro, e dal 7 ottobre 1834 lo elevarono a comune autonomo. Successivamente, seguì le sorti dello Stato Borbonico e del Regno d’Italia.

Gli albanesi a Pallagorio

Non si sa con esattezza quando gli albanesi siano giunti a Pallagorio; Anche se qualcuno sostiene che alcuni stradioti albanesi, assieme alle loro famiglie, si siano aggiunti alla popolazione locale, intorno al 1450, è molto più probabile che gli Albanesi siano giunti dopo il 1539, cioè dopo che Erina (o Irina) Castriota, pronipote di Scanderbeg e Duchessa di San Pietro in Gelatina, sposò Pietro Antonio Sanseverino, Principe di Bisignano. Infatti con la Duchessa partì dal Salento un certo numero di albanesi, che si stanziarono nei vasti possedimenti del Principe offrendo le loro valide braccia a coltivare quelle terre altrimenti incolte, tra le varie località si stanziarono anche Pallagorio.

Addirittura Alessandro Filaretto Lucullo (1592–1610), Vescovo di Umbriatico, nella sua  “Relatione ad Limina” , indica l’anno 1596 quale data d’insediamento della colonia albanese di San Giovanni in Pallagorio. Nella stessa relazionem si menziona anche l’esistenza di un sacerdote di rito greco, don Michele Sisio di anni 50, proveniente da Carfizzi, sposato con Alfonsina Candreva di anni 48 e padre di tre figli: Fabrizio, Anna e Antonello e di quest’ultimo, che nell’anno 1596 contava dieci anni e poi succeduto, in età matura, al posto del padre nella cura delle anime.


il costume tradizionale di Pallagorio

Nel 1598, nella Diocesi di Umbriatico, vi erano diverse famiglie di albanesi che convivevano pacificamente con la popolazione indigena; in quell’anno Alessandro Filaretto Lucullo così scrive sulla condizione degli albanesi della sui diocesi: “L’abitazione di questa gente nella nostra diocesi è particolarmente mutabile, in quanto si trasferiscono spesso da una località all’altra. Eccetto i beni mobili che a volte possiedono, lavorando nelle terre degli altri, niente altro hanno, nemmeno le abitazioni, in quanto vivono in case fatte di paglia”.

Il 2 dicembre 1618, nella sua “Relatione ad Limina” Pietro Bastone (1611-1621), Vescovo di Umbriatico, così scriveva riferendosi alla formazione del nuovo casale di “San Giovanni de Pallagorio”: “Nel territorio di questa città di Umbriatico nel luogo che si chiama San Gioanne de Palagorio ci sono alcuni uomini, che si sono riuniti di recente, sia latini che Albanesi; qui hanno costruito venti tuguri e vi abitano con tutta la loro famiglia”.

Nel 1634 Pallagorio contava 387 anime, con un sacerdote di rito bizantino e uno di rito latino. Più volte il Vescovo di Umbriatico tentò di imporre il tiro latino, ma gli Albanesi si ribellarono a tale imposizione. Il Vescovo scrisse ai suoi superiori chiedendo loro, come doveva comportarsi con gli Albanesi, che volevano mantenere il rito bizantino: “… la parte maggiore degli Albanesi, che pur nati da genitori seguenti ed osservanti il rito greco, per più anni ha seguito il latino, ugualmente giornalmente e di frequente ci disturba e, minacciando spargimento di sangue, reclama un prete greco e vuole ritornare al rito greco. Per tale motivo abbiamo curato di erigere di nuovo e fabbricare a nostre spese un diruto sacello, che si trovava sul luogo”.

I tentativi della transizione dal rito bizantino a quello latino divennero più evidenti mentre era vescovo Bartolomeo Criscono (1639 –1647), il quale così si esprimeva: “Ci sono nella mia diocesi tre casali albanesi, che vivono secondo il rito greco, tuttavia i loro sacerdoti sono a tal punto ignoranti che non sanno né il loro rito né le funzioni nell’amministrazione dei sacramenti. Vi trovai anche alcuni latini che vivevano promiscuamente; affidai a sacerdoti secolari che ai detti latini si amministrasse secondo il rito della chiesa latina. In futuro curerò che i preti greci apprendano il loro rito ed anche che gli Albanesi seguano il rito latino”.

Risultato evidente di questa politica di costante pressione e repressione fu la nomina a parroco di Pallagorio di Antonello Sisca, prete di rito greco della diocesi di Umbriatico. Il Sisca, superato il concorso per accedere alla chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore di Pallagorio, lasciò sua moglie e nel novembre 1644 ottenne da Papa Innocenzo X il permesso di passare al rito latino.

Con l’arrivo del nuovo vescovo Vitaliano Marescano (1661-1667) nel 1662 il rito bizantino venne definitivamente abolito. Furono cancellate definitivamente tutte le cerimonie e le funzioni bizantine, le quali tuttavia continuarono ad essere praticate dalla popolazione, anche se in maniera semiclandestina.

Durante il vescovato di Agostino De Angelis (1667–1681) anche se in apparenza il rito bizantino non era più praticato, in realtà esso sopravviveva nelle molte espressioni della vita quotidiana, tanto che il vescovo spesso doveva intervenire comminando pene severissime.

Nel 1662 Pallagorio, a causa della peste, si era ridotto a soli 600 abitanti, e passò a 700 nel 1666. Nel 1684 la popolazione salì a circa 1000 abitanti; nel 1688 ritornò a 700 abitanti. Dalla “Relazione ad Limina” del 1783 si evince che gli abitanti di Pallagorio erano 549. Alla fine del Settecento Pallagorio aveva circa 500 abitanti.

Oggi gli abitanti Pallagorio non praticano più il rito bizantino, ma conservano le tradizioni dei padri e parlano la lingua arbëreshe, anche se con una notevole componente del dialetto calabrese. I cognomi di origine albanese più diffusi sono: Amato, Astorino, Gangale, Gentile, Giudicassi, Iocca, Masci, Mazza, Mustacchio, Proto.

Monumenti e luoghi d’interesse

La Chiesa Matrice di San Giovanni Battista, di età medievale, ampliata e restaurata nel XVI secolo in stile cinquecentesco a tre navate, con abside bizantina.

La Chiesa della Madonna del Carmine, edificata agli inizi del XVII secolo, in stile neogotico ad una navata con campanile toscaneggiante, più volte restaurata ed ampliata nel corso dei secoli moderni; Al suo interno è custodita una statua lignea della Madonna di pregevole fattura, che si fa risalire al settecento.


la chiesa della Madomma del Carmine

La Chiesa di Santa Filomena, del XIX secolo, in stile neoclassico con cupola neo-bizantina.

La Chiesa di S. Antonio, a pochi Km dal centro abitato, con strutture murarie originarie di età bizantina: fu piccolo convento abitato da monaci basiliani.

La Chiesetta di San Cristoforo, edificata, in età moderna su un antico centro monastico basiliano risalente all’VIII sec. d.c., e sottoposta, poi, a vari restauri.

 

L’area archeologica: tutto il territorio circostante il paese ha grande interesse archeologico; rilevanti le evidenze archeologiche, in contrada “Tre fontane di Cona” con resti di un’antica necropoli e reperti riferibili al culto orfico, oltre a resti sparsi di mura di abitazioni, frammenti di statuette ed anfore di età classica.

In contrada “Gradea”, sono emersi frammenti di mura, anfore, statuette votive e tombe di età classica, mentre in località Sant’Antonio sono state rinvenute antefisse tipo “bendis” riferibili ad un antichissimo tempio del VI-V sec. a.C..

Nelle contrade: “Scea”, “Conicelle”, “Rosicelle” e “Spolingari”, situate in prossimità del paese, sono venuti alla luce resti di mura in mattone cotto e frammenti di anfore per uso domestico di età magno-greca.

Bibliografia

F. Tajani, Istorie Albanesi, f.lli Jovine, Salerno, 1886

D. Zangari, Le colonie Italo Albanesi di Calabria, Casella, Napoli 1940

C.Gentile, Spigolando in Arberia. Alla riscoperta delle ricchezze storiche di Carfizzi, Pallagorio e San Nicola dell’Alto, EBS Print, 2016