Plàtaci (in lingua arbëreshe: Pllatëni) è un comune della provincia di Cosenza in Calabria. Noto anche come il paese dei murales sul mondo arbëresh, si trova a un’altitudine di 950 m s.l.m..

Plàtaci è un centro agricolo del versante orientale del Gruppo del Pollino, dominante la piana di Sibari e il mar Jonio. Anticamente villaggio di Cerchiara (Plattici e Plàtaci), il nome potrebbe essere derivato da “platanià” (ossia bosco di platani in greco).

Storia di Plàtaci

Dopo la morte di Scanderbeg il 17 gennaio 1468 e la caduta di Kruja nel 1478, Giovanni Castriota, il figlio che Scanderbeg aveva avuto dalla moglie Marina Donika Arianiti, trovò rifugiò con la madre nel regno di Napoli, dove il Re Ferdinando I d’Aragona aveva donato a suo padre il feudo di Monte Sant’Angelo.

Nel 1479 gli ottomani catturarono Scutari, ultimo baluardo cristiano in Albania. Nel 1481, Giovanni Castriota radunò alcuni fedelissimi e, partito dalla Puglia, sbarcò a Durazzo, ma non riuscì a portare a termine alcuna impresa poiché gli Ottomani vanificarono immediatamente ogni suo tentativo.

In Albania, oramai tutta in mani ottomane, la popolazione veniva perseguitata e massacrata. Così che molti albanesi seguirono l’esempio di quelli che si erano già insediati in precedenza in Italia meridionale. Quindi, dai porti di Ragusa, Scutari ed Alessio lasciarono la loro terra su navi veneziane, napoletane e albanesi.

Così descriveva l’Albania Papa Paolo II in una lettera indirizzata Duca di Borgogna: “Le città che avevano resistito alla furia turca fino ad oggi sono ora cadute in loro potere. Tutti i popoli che abitano sulle rive del Mare Adriatico tremano alla vista di un pericolo imminente. Ovunque vedi solo terrore, tristezza, prigionia e morte. Non senza lacrime è possibile guardare le navi che si rifugiano dalle coste albanesi nei porti d’Italia, quelle miserabili famiglie sfrattate dalle loro case in riva al mare, alzano le mani verso il cielo, riempiendo l’aria di lamenti in un linguaggio incomprensibile”.

Mentre alcune famiglie della vecchia nobiltà albanese si stabilirono a Trani e ad Otranto, molti degli albanesi ricevettero dai feudatari locali terre e diritti civili in aree scarsamente popolate. Così che si stabilirono lungo la costa adriatica tra l’Abruzzo e il Gargano, mentre altri si stabilirono nelle Marche. Molti si trasferirono nel Regno di Napoli, nelle zone montuose intorno a Benevento, oltre che in provincia di Potenza dove ripopolarono villaggi abbandonati e devastati dal terremoto. Altri ancora andarono in Calabria dove, in provincia di Cosenza, fondarono o ripopolarono numerosi paesi.

Fu in questo periodo che gli albanesi giunsero a Plàtaci, probabilmente nel 1476. Qui esisteva il casale di Plattici (o Platici) e faceva parte del marchesato di Cerchiara che era stato abbandonato dopo il terremoto del 1456. Dopo i Marchesi di Cerchiara. Plàtaci passò ai Pignatelli che lo tennero fino al 1806.

Circa 100 anni fa un incendio distrusse gli archivi del comune, ma la tradizione orale ci ha tramandato che gli albanesi, per molto tempo, si sono sposati solo tra loro; così per 500 anni hanno conservato le loro origini senza miscelarsi con i vicini calabresi.

Oggi il Plàtaci presenta dei murales sul mondo arbëresh e gli abitanti conservano ancora l’antica lingua, i costumi tradizionali, il rito bizantino e tutte le tradizioni religiose a esso collegate. I cognomi di origine albanese più diffusi sono: Basile, Bellusci, Brunetti, Chidichimo, Smilari, Staffa, Stamati, Troiano. Dagli anni 2000 assistiamo all’esodo dei giovani che cercano fortuna altrove, così che il paese si sta lentamente spopolando.

Monumenti e luoghi d’interesse

La Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, eretta nel XVII secolo, ha la pianta basicale, con una navata centrale e due laterali. L’interno è stato rifatto in stile barocco e conserva statue processionali di legno.


iconostasi della Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista

Negli ultimi anni la chiesa è stata adeguata al rito bizantino con l’iconostasi e numerose icone. E’ presente inolte una torre campanaria a pianta quadrata, sovrastata dal tributo ottagonale. Sulla torre campanaria è installato un originale orologio meccanico. Altre chiese di Plàtaci sono: la chiesa della Madonna di Costantinopoli, eretta all’inizio del XVII secolo, la chiesa di San Rocco e la Cappella della Madonna del Monte.

Feste, tradizioni e folklore

Tra gennaio e febbraio si commemorano i defunti secondo il rito Bizantino (Përkujtimi i vdekuravet sipas ritit Bizantin).


il costume tradizionale di Plàtaci

A Plàtaci c’è l’usanza di festeggiare il carnevale (Karnivalli) fino alla prima domenica di Quaresima. Durante la festa per le vie del paese, mentre sfilano le maschere, s’intona una divertente filastrocca in lingua arbëreshe.

Nel primo giorno di marzo (e para marsit) invece vige la credenza di scongiurare il perdurare del maltempo invernale con un rituale superstizioso, giacché a marzo inizia la primavera. Così l’ultimo giorno di febbraio, una comitiva di giovani trascina per le vie del paese una sfilza di lattine legate tra di loro, che fanno un gran rumore.

Tale rumore è accompagnato dal canto corale in lingua arbëreshe: “Manat ë a para marsit, nxirni dhent ka jaci dhe i kullosni, bëhet për të larguar fuqitë natyrore të liga që sjellin motin e lig, të cilat e pengojnë ardhjen e ditëve të bukura me motin e mirë. Kjo pengesë i krijon probleme fshatarit dhe bariut” (Domani è il primo marzo, togliete le pecore dallo stazzo e pascolatele; serve ad allontanare le forze naturali invisibili del cattivo tempo, che impediscono o ritardano l’arrivo delle belle giornate e creano problemi al contadino e al pastore).

Il martedì dopo la Pentecoste c’è la festa di primavera della Madonna di Costantinopoli (Të dielën pas Rrëshajës: festë e Shën Mërisë së Kostandinopolit) o dell’Odigitria.


una fewsta popolare a Plàtaci

Il 24 giugno si festeggia San Giovanni Battista, santo patrono di Plàtaci (festë e Shën Janjit Pagëzor, pajtori i Pllatënit).

Il 20 agosto, si festeggia San Rocco (festë e Shën Rokut).

Dal 5 al 21 agosto vi sono varie manifestazioni tradizionali e culturali: accensione di falò; giornate ecologiche con escursione al monte Sparviero a quota 1713 metri; mostre di pittura, scultura e antiquariato di artisti locali.

Il 21 di agosto, si festeggia la Madonna del Monte (festë e Shën Mërisë Bregut).


processione della Madonna del Monte

La prima domenica successiva al giorno 23 di settembre si festeggia San Giovanni Battista, patrono di Plàtaci (Të dielën pas ditës 23: festa e Shën Janjit Pagëzor, pajtori i Pllatënit).

Il primo martedì di novembre c’è la festa d’autunno della Madonna di Costantinopoli (Të dielën e parë të muajit: festa e Shën Mërisë së Kostandinopolit) o dell’Odigitria.

Interessante il recupero del tradizionale corteo nuziale al suono della zampogna o dell’organetto, con la vestizione dei costumi tipici albanesi di gala da parte dei parenti o amiche della sposa. Molto interessante, infatti, è il costume tradizionale arbëresh, indossato dalle donne.

Interessante è anche il Festival dei Piccoli Cantori Arbëreshë (Festivalin i Këngëtarëvet të vegjël Arbëreshë), in cui si esibiscono canti tradizionali arbëreshë.

Bibliografia

C. Bellusci, Plàtaci. Pllatëni, Tip. Jonica di Trebisacce, 1998.

C. Bellusci, Plàtaci: cronologia storica dal Medioevo ad oggi, Galasso, Trebisacce, 1999.

A. Memoli, Plàtaci, un insediamento di origine albanese tra evoluzione storica dell’organismo urbano e le prospettive di sviluppo nel territorio dell’alta Calabria, in Atti del Seminario tenuto in San Demetrio Corone durante la celebrazione del 250º anniversario di fondazione del Collegio Sant’Adriano, 1983.

F. Stamati, Storia di Plàtaci, (Saggio) Vinture Vincenzo Ursini, Catanzaro, 1986.

E. Ferraro, Plàtaci e le sue tradizioni popolari, Università degli Studi di Roma. Facoltà di Lettere e Filosofia. Anno Acc. 1966-67.