San Basile (in lingua arbëreshe: Shën Vasili) è un comune di 1004 abitanti (al 30 giugno 2018) della provincia di Cosenza, in Calabria. Situato ad un’altitudine che varia dai 540 m ai 570 m s.l.m., è un centro agricolo dell’alta valle del Coscile, che sorge ai piedi del complesso montuoso piû occidentale del Parco del Pollino. Confina con i comuni di Castrovillari, Morano Calabro e Saracena.

La Storia di San Basile

Dopo la morte di Scanderbeg il 17 gennaio 1468 e la caduta di Kruja nel 1478, Giovanni Castriota, il figlio che Scanderbeg aveva avuto dalla moglie Marina Donika Arianiti, trovò rifugiò con la madre nel regno di Napoli, dove il Re Ferdinando I d’Aragona aveva donato a suo padre il feudo di Monte Sant’Angelo.

Nel 1479 gli ottomani catturarono Scutari, ultimo baluardo cristiano in Albania. Nel 1481, Giovanni Castriota radunò alcuni fedelissimi e, partito dalla Puglia, sbarcò a Durazzo, ma non riuscì a portare a termine alcuna impresa poiché gli Ottomani vanificarono immediatamente ogni suo tentativo.


il palazzo municipale di San Basile

In Albania, oramai tutta in mani ottomane, la popolazione veniva perseguitata e massacrata. Così che molti albanesi seguirono l’esempio di quelli che si erano già insediati in precedenza in Italia meridionale. Quindi, dai porti di Ragusa, Scutari ed Alessio lasciarono la loro terra su navi veneziane, napoletane e albanesi.

Così descriveva l’Albania Papa Paolo II in una lettera indirizzata Duca di Borgogna: “Le città che avevano resistito alla furia turca fino ad oggi sono ora cadute in loro potere. Tutti i popoli che abitano sulle rive del Mare Adriatico tremano alla vista di un pericolo imminente. Ovunque vedi solo terrore, tristezza, prigionia e morte. Non senza lacrime è possibile guardare le navi che si rifugiano dalle coste albanesi nei porti d’Italia, quelle miserabili famiglie sfrattate dalle loro case in riva al mare, alzano le mani verso il cielo, riempiendo l’aria di lamenti in un linguaggio incomprensibile”.


il monumento ai minatori

Mentre alcune famiglie della vecchia nobiltà albanese si stabilirono a Trani e ad Otranto, molti degli albanesi ricevettero dai feudatari locali terre e diritti civili in aree scarsamente popolate. Così che si stabilirono lungo la costa adriatica tra l’Abruzzo e il Gargano, mentre altri si stabilirono nelle Marche. Molti si trasferirono nel Regno di Napoli, nelle zone montuose intorno a Benevento, oltre che in provincia di Potenza dove ripopolarono villaggi abbandonati e devastati dal terremoto. Altri ancora andarono in Calabria dove, in provincia di Cosenza, fondarono o ripopolarono numerosi paesi.

Fu in questo periodo, e piû precisamente tra il 1475 e il 1480, che gli albanesi giunsero a San Basile, ben accolti dall’abate del monastero basiliano di San Basile Craterese (oggi monastero basiliano di Santa Maria Odigitria) fondato tra la fine del X secolo e l’inizio dell’XI secolo.


la villa comunale

Assieme al monastero, era nato anche un piccolo villaggio che ospitava i contadini addetti alla coltura delle terre del monastero. Il villaggio era abitato da popolazione latina e, nello stesso villaggio, i monaci consentirono agli albanesi di costruirsi le prime capanne di paglia. Il primo documento che testimonia la presenza degli Albanesi a San Basile risale al 1510 e riguarda i “Capitoli” concessi agli Albanesi da Marino Antonio Tomacelli, Vescovo di Cassano.

Inizialmente gli Albanesi vennero impiegati nel dissodamento e nella coltivazione delle terre del monastero; successivamente, il Vescovo diede loro la possibilità di abbandonare i tuguri attigui al monastero e spostarsi nella zona in cui ha sede l’odierno abitato dove edificarono le loro case e la Chiesa.

A quel tempo San Basile direttamente dal Re il quale ne esercitava la giurisdizione criminale, mentre il Vescovo di Cassano esercitava quella civile. Nel 1519 San Basile fu venduto e iniziò un’annosa lite tra il potere baronale e quello ecclesiastico circa la giurisdizione civile. Nel 1643 San Basile fu venduto ai Principi Spinelli di Scalea. Poi, nel 1790, le giurisdizioni furono assunte da governatori del Regno. La situazione si stabilizzò durante il periodo francese (1806-1815) quando furono abolite le vecchie denominazioni di città, terre, casali, e feudi e vennero istituiti i Comuni governati da Sindaci.

A San Basile la gente del posto continua ancora oggi a conservare tutte le tradizioni del paese d’origine, parla ancora la lingua dei padri e conserva il rito bizantino. I cognomi di origine albanese piû diffusi sono: Bellizzi, Bisulco, Frascino, Marco, Parapugna, Pugliese, Quartarolo, Tamburi.

Da visitare a San Basile

La chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista

La Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista venne edificata nel 1791. L’esterno dell’edificio si mostra semplice, con un campanile non molto alto. La facciata principale ha tre porte di legno, opera di maestranze locali.

La chiesa ha una struttura a tre navate e un’architettura interna tipicamente barocca con fregi e figure angeliche. Per adattare lo stile alle particolari esigenze del rito bizantino, nel 1930 venne sostituito l’altare latino con l’ iconostasi lignea arricchita da varie icone.

Il Monastero Basiliano e Santuario di Santa Maria Odigitria

Fondato tra la fine del X secolo e l’inizio dell’XI, il Monastero basiliano di Santa Maria Odigitria è la continuazione dell’antico monastero di San Basilio Craterete ed è uno dei pochi monasteri di rito bizantino esistenti in Italia.

Il monastero si erge in posizione panoramica tra il massiccio del Pollino e la piana di Sibari, subito fuori dall’abitato di San Basile, in direzione del centro di Saracena. Uno dei monti che sovrastano il monastero assieme al paese si dice che siano costruiti sul cratere di un vulcano, da qui la denominazione “craterete” del vecchio monastero.

All’interno del complesso del monastero troviamo la chiesa di di Santa Maria Odigitria, al cui interno si conserva gelosamente, il suggestivo affresco con la Vergine vestita di azzurro sotto il manto rosso, con la testa coronata, da cui scende fin sulle spalle un velo verde chiaro campeggiante su una grande aureola giallo oro. L’affresco è una parte dell’intera opera salvata nel XIII secolo, unico resto dell’antico monastero di San Basilio che esisteva già da tre secoli prima.

Altri luoghi d’interesse

Nel rione “konza” è presente la Chiesetta dedicata a sant’Anna, in cui si trova un’ icona che raffigura la Santa. Mentre in via Veneto si trova un’altra piccola chiesetta denominata Kopela Don Çiçillit.


la Chiesetta dedicata a sant’Anna
Le manifestazioni religiose

La benedizione dell’acqua

In quasi tutti i comuni arberëschë, nel giorno dell’Epifania, si rinnova l’antica tradizione della Benedizione dell’acqua. Per l’occasione viene scelta simbolicamente una fonte del paese e quivi avviene la benedizione dell’acqua e del popolo stesso. Quindi ognuno attinge l’acqua benedetta e la porta a casa propria come segno di buon augurio.

I falò di San Giuseppe

La sera del 18 marzo in tutti i rioni vengono allestiti dei falò in onore di San Giuseppe. Per l’occasione i giovani girano tra i fuochi e si esercitano a cantare gli antichi vjershë che avrebbero eseguito il martedì di Pasqua durante la vallja.

Un tempo l’allestimento dei falò coinvolgeva tutto il paese; ogni famiglia partecipava dando una fascina da ardere oppure i rami degli ulivi tagliati durante la potatura.

La sera del Giovedì Santo

A San Basile, la sera del Giovedì Santo, quando si sono ormai concluse tutte le funzioni Liturgiche, persiste l’antichissima tradizione di cantare la Kalimera della Passione di Gesû Cristo.

La Kalimera si tramanda oralmente da secoli e narra la passione, la morte e la resurrezione di Gesû Cristo e viene eseguita in chiesa da un gruppo di cantori collocati dietro l’iconostasi, mentre le donne interpretano il coro delle lamentatrici.

La domenica di Pasqua

All’alba della domenica di Pasqua si celebra il Kristòs Anesti. Il Papàs percorre le vie principali del paese e, insieme ai fedeli, porta l’annuncio della Resurrezione cantando il “Kristòs Anesti” (Cristo è risorto).

Arrivati davanti alla porta della chiesa, che viene tenuta chiusa, il Papàs batte per tre volte con la croce alla porta e, al terzo tentativo, la porta si apre; quindi tutti entrano nella chiesa illuminata a giorno cantando l’Inno della Resurrezione.

Le altre manifestazioni religiose

Il 25 maggio si celebra la festa del patrono San Giovanni Battista, mentre nel giorno di pentecoste si festeggia Santa Maria Odigitria. Il mercoledì dopo la Pentecoste, sempre in onore di Santa Maria Odigitria, si svolge una sfilata con il costume tradizionale di San Basile.

Il giorno del Corpus Domini si allestiscono gli “altarini”. Nelle case, l’allestimento di un altare, rappresenta il miglior modo per accogliere il sacramento di Gesû Cristo.

L’abito tradizionale di San Basile

L’abito tradizionale delle donne di San Basile si è tramandato per secoli e costituisce uno degli elementi dell’identità culturale arbëreshe. Ancora oggi fa parte della dote delle giovani spose ed esistono due tipi di abito: il costume di gala, chiamato llambadhor, e quello di mezza festa.

Il costume di gala, ricamato in oro e adornato di galloni preziosi, ancora oggi è l’abito nuziale per eccellenza, viene indossato anche nelle occasioni speciali, nelle funzioni liturgiche importanti ed anche come abito funebre.

Invece il costume di mezza festa è andato quasi totalmente in disuso e ormai se ne vedono pochissimi esemplari. Questo era meno elaborato del lambadhor e veniva indossato la domenica per andare a messa, o quando si andavano a fare le visite di cortesia.

Le Vallje di San Basile

Ogni anno, il martedì dopo Pasqua, a San Basile si svolgono le Vallje, una manifestazione legata alla tradizione albanese con la quale si ricorda la vittoria di Scanderbeg sui turchi avvenuta proprio nell’imminenza della Pasqua cristiana, durante la battaglia di Kruja del 24 aprile 1467.

Le Vallje iniziano nelle prime ore del pomeriggio quando le ragazze, vestite con l’abito di gala llambadhor, tenendosi per i capi di fazzoletti di seta, formano delle lunghe catene alla cui estremità si trovano 2 o piû giovani detti Kapurel che guidano la vallja per le vie del paese.

Le Vallje così composte, girano danzando, ora disegnando un circolo ora una spirale ed eseguendo canti epici, rapsodie tradizionali, canti augurali, di sdegno o di ringraziamento per lo più improvvisati.

Ogni tanto, scherzosamente, i ragazzi accerchiano un forestiero e gli chiedono di ripetere una particolare parola albanese, al fine di scoprire se si tratta di un forestiero o di un arbëresh: se si tratta di un forestiero viene obbligato a offrire un rinfresco, in caso di rifiuto sarà segnato sulla guancia con la fuliggine di un vecchio tegame.

Bibliografia

M. Bellizzi, Antologia poetica, San Basile, 1982

F. Campilongo, Gli albanesi in Calabria e S. Basile, Ed. Alzani, Pinerolo, 1959

M. Laurito, Veshia e Shën Vasilit. Il costume di S. Basile, Grafica Pollino, Castrovillari, 2007

F. Solano, Le parlate di S. Basile e Plataci, 1979

L. Tamburi, San Basile, In “Zeri i arbereshvet” n. 8

L. Tamburi, S. Basile e le sue tradizioni popolari, Università degli Studi di Roma, Facoltà di Lettere e Filosofia, Anno Acc. 1968-69