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Santa Sofia d’Epiro (in lingua arbëreshe: Shën Sofia) è un comune di 2500 abitanti (al 31 agosto del 2018) della provincia di Cosenza in Calabria.

Il paese, inserito nella Riserva Naturale del lago di Tarsia, è a un’altitudine di 558 m s.l.m. e si trova versante destro del fiume Crati. Confina con i comuni di Acri, Bisignano, San Demetrio Corone e Tarsia.

Storia di Santa Sofia d’Epiro

Probabilmente l’origine di Santa Sofia risale ad una data immediatamente successiva all’anno 869, quando i Bizantini irruppero nei confini del principato di Salerno e occuparono Cosenza, Bisignano e Rossano. E’ probabile quindi che un esiguo gruppo di soldati, fermatosi sulle colline poco lontane da Bisignano, avrebbe dato origine ad un minuscolo nucleo di abitazioni, attribuendogli il nome di Santa Sofia.

Il 13 aprile del 1192 il Papa Celestino III infeudò Roverto, Vescovo di Bisignano, di cinque casali: quello di “Sanctus Benedictus”, quello di “Alimusti”, quello di “Apium”, quello di “Pedilati” e quello di “Sancta Sofia”. Poco dopo Re Tancredi di Sicilia, ratifico una concessione investendo il Vescovo con il titolo di Barone.

Dopo un iniziale sviluppo ed accrescimento demografico, i cinque casali si spopolarono quasi completamente a causa del susseguirsi dei terremoti, tra i quali il più disastroso fu quello del 1456, che rese completamente disabitati i feudi del Vescovo di Bisignano.

Fu questo uno dei motivi per cui Monsignor Giovanni Frangipani, Vescovo di Bisignano dal 1449 al 1486, desiderando coloni per le sue terre, favorì l’insediamento di un gruppo di albanesi e che già si erano fermati nel rossanese.

Gli albanesi accettarono l’invito e, con i figli dei pochi sopravvissuti ai terremoti, si posero a ricostruire gli antichi casali di “Pedilati” e di “Sancta Sofia”. In questo nuovo insediamento, gli Albanesi erano sottomessi sia al Vescovo di Bisignano, che esercitava la giurisdizione civile e religiosa, che al Principe Sanseverino, che esercitava la giurisdizione criminale, e ad ambedue dovevano corrispondere le decime su tutte le loro attività.

Nella “Platea” dei beni dell’episcopato di Bisignano, fatta redigere dal Vescovo Francesco Piccolomini (1492-1530), si può leggere che i fuochi che costituivano il casale di Santa Sofia erano 77, mentre di Pedilati erano 29 fuochi. Nel 1530 gli albanesi contrassero le Capitolazioni con Pietro Antonio Sanseverino, Principe di Bisignano, mentre solo nel 1586 stipularono gli statuti con il Vescovo Domenico Petrucci.

Il 27 novembre 1542, la Regia Camera della Sommaria ordinò la numerazione dei fuochi o delle famiglie del Regno di Napoli. La notizia dell’arrivo degli incaricati del censimento gettò nel panico gli albanesi, tanto che molti di essi, per non pagare la tassa del “focatico”, bruciarono le capanne e i pagliai dove abitavano e si rifugiarono nei boschi. Addirittura l’intero casale di Pedilati fu interamente incendiato e gli abitanti, dopo essersi dati per qualche tempo alla macchia, si aggregarono alla comunità di Santa Sofia (che già contava 96 fuochi, pari a circa 296 abitanti), andando ad abitare dove oggi, in loro memoria, esiste una “Via Pedilati”.

Durante il principato di Bernardo Sanseverino cominciò la decadenza economica della dinastia dei Principi di Bisignano. Sino alla fine del XVII secolo, tra gli abitanti del casale regnava uno stato di povertà diffusa, a cui sfuggivano quei cittadini che erano diventati proprietari di qualche terreno e i clerici, possessori di mulini ad acqua, vigneti e gelseti. Successivamente, grazie anche all’apertura del collegio italo-greco “Corsini”, si sviluppò gradualmente una nuova classe sociale di ceto medio-borghese.


il municipio

Dopo l’unità d’Italia, Santa Sofia, per potersi distinguere da Santa Sofia da Forlì, il 4 gennaio 1863 aggiunse al suo nome la definizione “d’Epiro” anche in memoria dei suoi fondatori, così che, da allora, ha preso il nome di “Santa Sofia d’Epiro”.

Santa Sofia d’Epiro ha dato i natali a diversi uomini illustri, tra i quali ricordiamo Pasquale Baffi grecista, peleografo, giacobino illuminato e intellettuale di grande valore, autore del primo catalogo a stampa della Reale Biblioteca di Napoli; Angelo Masci, giurista e consigliere di Stato nel 1820, autore del celebre “Discorso sull’origine, i costumi e lo stato attuale degli Albanesi nel Regno di Napoli”; Francesco Bugliari vescovo e presidente del Collegio di Sant’Adriano.


gruppo folcloristico dell'Associazione culturale Shqiponjat di Santa Sofia d'Epiro

La gente del posto conserva ancora oggi le tradizioni portate dai padri albanesi, quali l’antica lingua, il rito bizantino, i costumi, gli usi e le tipiche tradizioni. I cognomi di origine albanese più diffusi sono: Algieri, Baffa, Bresci, Bugliari, Ceramella, Clavaro, Como, Conti, Cortese, De Caro, Groccia, Maierà, Marchianò, Masci, Miracco, Sisca, Toscano, Trotta.

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