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Monumenti e luoghi d’interesse

Il centro storico

Il centro storico di Santa Sofia d’Epiro è organizzato in piccoli nuclei abitativi denominati “Gjitonie” (termine di origine greca che significa vicinato). Esso inoltre è suddiviso in due parti: quella superiore, chiamata “Drelarti”, e quella inferiore, chiamata “Drehjimi”, che trovano il loro ideale punto d’incontro nella piazza principale del paese dove sorge la Chiesa di Sant’Atanasio il Grande.

Ogni gjitonia è formata da un gruppo di case disposte a ruota su una piazzetta comune chiamata “sheshi” dove si affacciano gli ingressi di queste case. La sheshi è sempre lievemente inclinata, per rendere possibile lo scorrimento delle acque.

Nel centro storico esistono diversi esempi di Gjitonie e, nonostante nel corso degli anni ci sia stata la loro quasi totale trasformazione, esse ci illustrano come un tempo lontano la gente viveva in strettissima socialità. Le abitazioni originarie erano molto semplici, con pianta quadrangolare quasi sempre irregolare, a uno o due livelli con sottotetto, e tetto a una o due falde, simili a tante modeste case rurali, ma che presentano dei caratteri propri di chiara matrice balcanica.

Nel centro storico possibile ammirare anche le strette stradine “rrugat”, i sottopassi fra le abitazioni “supporte” e diversi palazzi signorili, tra i quali Palazzo Ferriolo, Palazzo Baffa Trasci, Palazzo Becci, Palazzo Lopes, Palazzo Giannone e Palazzo Bugliari, quest’ultimo sede di un importante museo del costume albanese dedicato agli antichi padri.

La Chiesa parrocchiale di Sant’Atanasio il Grande

La Chiesa Parrocchiale dedicata a Sant’Atanasio il Grande, terminata nel 1742, sorge proprio nel centro urbano di Santa Sofia d’Epiro. Nonostante i lavori di restauro e rifacimento cui è stata sottoposta varie volte negli anni 1976-1982, la struttura presenta ancora intatte le caratteristiche architettoniche originarie risalenti al XVIII secolo.

L’esterno, dove predominano le linee semplici ed i colori chiari, è caratterizzato da un grande portale lapideo fornito di battenti in legno di castagno, una finestra circolare e una torre campanaria con orologio.

All’interno, decorato a stucchi secondo lo stile barocco, troviamo sulle pareti dell’unica navata degli affreschi dipinti alla maniera bizantina tra il 1977 e il 1982 dall’artista cretese Nikos Jannahakis che rappresentano le scene bibliche più celebri.

 

Tra gli affreschi della navata sono rappresentati i Padri del Concilio di Nicea; il Sacrificio di Abramo; Gesù che libera un uomo da uno spirito maligno; la Resurrezione di Lazzaro; la Deposizione dalla croce; l’ascensione di Cristo; la Pentecoste; la Dormizione di Maria Vergine (per la chiesa latina l’Assunzione); al centro Cristo in gloria che tiene in braccio l’anima della Madonna con sembianze di bambina.

Ma il vero pezzo forte della Chiesa di Sant’Atanasio è l’iconostasi: al centro sono rappresentati l’Ospitalità di Abramo e il Simbolo della Santissima Trinità; le due immagini a destra e a sinistra raffigurano l’Angelo annunziante e l’Annunciata; in basso a destra il profeta Salomone, e a sinistra il profeta Davide.

La Chiesa di Santa Sofia Martire

La Chiesa dedicata a Santa Sofia Martire detta “Qisha Vjeter”, edificata dalla prima colonia di soldati bizantini, era dedicata alla Sapienza Divina e gli albanesi restaurandola la intitolarono a Santa Sofia madre delle tre Vergini e Martiri, Fede, Speranza e Carità. Al suo interno sono conservate pregevoli opere d’arte come: la Sacra Famiglia; Sant’Antonio Abbate; il Redentore, i Santi Pietro e Paolo.

La Chiesa di Santa Venere

Nella contrada Santa Venere possiamo ammirare la Chiesetta di Santa Venere. Questa è un’antichissima chiesetta rurale, fondata in età medievale, appartenente alla comunità di un villaggio non più esistente che era chiamato Pedilati.

Costruita nel 1600 da una famiglia locale, è situata nella periferia del paese, dove in passato esisteva un villaggio che era chiamato Pedilati. All’interno si possono ammirare icone del pittore albanese Josif Drobroniku e una tela seicentesca raffigurante la martire.

Nei giorni in cui le giovani lavoratrici dei campi si recavano a svolgere la loro attività, passavano davanti alla chiesetta tutte le mattine e, quando il 27 luglio, si celebrava la festa di Santa Venere, era usanza di rivolgerle una preghiera affinché potessero trovare marito.

La cappella di Sant’Atanasio il Grande

Situata sul colle Monagò, troviamo la “Konza” di Sant’Atanasio il Grande, recentemente restaurata ed ampliata, ha una pianta a croce greca e totalmente decorata dai mosaici sulla vita del santo vescovo, opera del maestro Josif Drobomiku.

Il museo del territorio e del costume arbëresh

Il Museo del Costume e del Territorio di Santa Sofia d’Epiro è allestito presso Palazzo Bugliari, una costruzione della metà del XIX secolo meglio conosciuta come Palazzo della Cultura e sede della Biblioteca Comunale.

un abito quotidiano; ancora un abito quotidiano; un abito di lutto; un abito di mezzo lutto

L’abito, nella cultura arbëreshe, è una delle manifestazioni artistiche di maggior rilievo culturale. Ogni centro arbëresh ha un proprio stile nel confezionare, interamente a mano, i propri vestiti tradizionali: guardandoli tutti insieme se ne riconosce chiaramente la matrice comune, ma si individuano allo stesso tempo le peculiarità di ogni abito. Pur essendo popolazioni povere, quelle giunte in Calabria dall’Albania non rinunciarono alla bellezza e alla regalità delle loro vesti.


l'abito della festa; due fotografie dell'abito di gala e della sposa

Curiosando tra i manichini potrete osservare la storia di un popolo da una prospettiva certamente insolita ma molto affascinante; l’esposizione prevede infatti vestiti quotidiani, abiti della festa, di mezza festa, da sposa, da lutto e da mezzo lutto.

Le feste e le tradizioni popolari

Il 2 maggio si festeggia Sant’Atanasio, patrono del paese. Per annunciare la festa si procede al lancio in aria di un grande pallone “Paluni i Shën Thanasit”. La vigilia della festa è caratterizzata da una spettacolare fiaccolata “pisheza” lungo la strada della campagna circostante e dove si trova la cappella del Santo.

Per annunciare la nascita del Gesù, sul sagrato della chiesa, la notte di Natale si accende un grande falò.

Al turista si consiglia di assistere alla nota manifestazione dei gruppi folcloristici “Primavera degli Albanesi” che si svolge la seconda domenica di maggio.

In questo paese c’era l’usanza di adoperare la spoglia della serpe come amuleto contro il malocchio; si usava addirittura per far guarire un ammalato. Sotto il cuscino, si metteva il bastone che aveva toccato oppure ucciso due serpi attorcigliate. Il contadino lo adoperava per mescolare il grano sull’aia per farlo crescere, la donna di casa per spostare le frasche nelle quali i filugelli lavoravano i bozzoli per consentire uno sviluppo più rapido e migliore.


donne di Santa Sofia d'Epiro che indossano il cost6ume tradizionale

Si credeva che nel circondario di Santa Sofia albergassero le fate che in genere circolavano a tre alla volta: quella grande portava bene, quella piccola sventure, quella media una via di mezzo. Per questo motivo si stava attenti ad accudire i neonati e a preservali da simili forze. Il rituale prevedeva di lasciare le luci accese per sette giorni dopo la nascita di un bambino, di avere cura a tenere ogni stanza bene in ordine e la tavola imbandita, ciò al fine di non indispettire le fate che, altrimenti avrebbero scaricato la loro rabbia proprio con i più deboli.

Bibliografia

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AA. VV., Guida Comune di Santa Sofia D’Epiro, La Pubblinovi

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E. Miracco, S. Sofia d’Epiro e le sue tradizioni popolari, Università degli Studi di Roma, Facoltà di Lettere e Filosofia, A.A. 1966-67

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L. G. Cardamone, Segno e mito nel rito matrimoniale in un paese arbëresh Santa Sofia d’Epiro, Unicalabria, A.A. 1989-1990