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Spezzano Albanese (in lingua arbëreshe: Spixana) è un comune di 6.945 abitanti (al 31 ottobre 2018) della provincia di Cosenza in Calabria.

Situato su una collina a circa 320 m s.l.m., domina la piana di Sibari e la valle dell’Esaro, con la vista del massiccio del Pollino a poco più di 20 km. Il territorio del comune confina con i comuni di Terranova da Sibari, San Lorenzo del Vallo, Tarsia, Cassano all’Ionio, Castrovillari e Corigliano-Rossano.

La storia di Spezzano Albanese

Dopo la morte di Giorgio Castriota Scanderbeg (1468) sempre più città e fortezze albanesi caddero sotto il giogo degli ottomani. Nel 1478 cadde da fortezza di Kruja e l’anno successivo quella di Scutari. In breve tempo l’intera Albania era caduta in mano agli ottomani.

Mentre la popolazione veniva perseguitata e massacrata, molti albanesi, certi della ospitalità che avrebbero ricevuto dagli Aragonesi nel Regno di Napoli, seguirono l’esempio di quelli di loro che in passato si erano insediati in precedenza in Italia meridionale e decisero di abbandonare la loro patria. Quindi, dai porti di Ragusa, Scutari ed Alessio lasciarono la loro terra su navi veneziane, napoletane e albanesi, ma anche utilizzando barche di fortuna, e approdarono nel regno di Napoli.


la piazza del mercato

Quasi tutti gli albanesi giunti appena giunti furono accolti benevolmente dai feudatari delle province meridionali del regno di Napoli, i quali consentirono loro di ripopolare quelle aree disabitate così che potessero dedicarsi a quello che allora era l’unico modo per garantirsi un sicuro sostentamento, cioè la coltivazione dei campi.

Fu in questo periodo che un gruppo di albanesi, si stanziò nelle terre del Principe di Bisignano, più precisamente nel “Casale de Spizano” (oggi Spezzano Albanese) ripopolandolo.

Diverso tempo dopo un altro gruppo di albanesi, più consistente del precedente, si stabilì nelle terre che il Principe di Bisignano aveva venduto nel 1568 a Marcello Pescara, duca di Saracena e Altomonte: qui gli albanesi andarono a coabitare con i calabresi del “Casale de Sanctu Laurenctu” (oggi San Lorenzo del Vallo).


un particolare del centro storico

Gli albanesi del “Casale de Sanctu Laurenctu” stabilirono la loro dimora in un quartiere prospiciente alle falde settentrionali del colle di Serralta, dove edificarono la chiesa di San Nicola per celebrare le proprie funzioni secondo il rito bizantino.

Presto tra i calabresi e gli albanesi del “Casale de Sanctu Laurenctu” sorsero degli attriti; le cause erano dovute al fatto che i coloni albanesi potevano solamente lavorare le terre del Duca Pescara di Saracena, conducendo così una vita fatta di povertà e di stenti che spesso li portava, loro malgrado, a commettere piccoli furti.

A questi problemi si aggiunsero anche quelli creati dai preti latini i quali non sopportavano la presenza dei Papàs di rito bizantino, contribuendo ad alimentare l’odio tra le due fazioni.

Alla fine gli spiacevoli episodi causati dal contrasto tra le due etnie spinsero il Duca Marcello Pescara, a far vigilare gli albanesi dai suoi “guardiani” i quali non seppero fare altro che diffondere maggiormente l’odio e il terrore, causando così ulteriori contrasti tra gli albanesi e i calabresi.


il monumento ai caduti

Nello stesso tempo il Duca Marcello Pescara decise di imporre a tutti i sudditi delle esose gabelle e questo fu l’ultimo dei tanti motivi che spinsero gli albanesi del “Casale de Sanctu Laurenctu“ a chiedere direttamente al Re di Napoli l’autorizzazione di stabilirsi in un altro territorio.

Verso il 1570 il Re, d’accordo con Niccolò Bernardino Sanseverino, Principe di Bisignano, autorizzò gli albanesi ad abitare nel “Casale de Spizano”. Gli albanesi chiamarono il luogo “Spixana” ed ebbero come centro di spiritualità la chiesa di ”Santa Maria de Spizzano” che nel 1792 verrà denominata “Santa Maria delle Grazie”.

Il 31 ottobre 1572, il Principe di Bisignano concesse agli albanesi le “Capitolazioni” con le quali consentiva loro di lavorare le sue terre e di usare la sua acqua. Il paese, nato originariamente nei pressi dell’attuale Santuario della Madonna delle Grazie, intorno al 1600 si allargò risalendo la collina verso la chiesa dei Santi Pietro e Paolo.


una via del centro storico

Il 4 marzo del 1668 il “Casale de Spizano” fu costretto a dire definitivamente addio al rito bizantino. Tale avvenimento è ricordato soprattutto per la tirannia del Principe Vincenzo Spinelli di Cariati, la cui dinastia nel frattempo si era sostituita ai Sanseverino diventando feudatari di questi luoghi.

Gli Albanesi si erano oramai divisi fra coloro che che volevano conservare i riti dei padri e coloro che aspiravano al rito latino. Questi ultimi erano calorosamente sostenuti da Pietro Antonio Spinelli, Arcivescovo di Rossano e parente del Principe Vincenzo Spinelli il quale pensò bene di far arrestare il papàs Nicola Basta perché rinunciasse all’arcipretura.

Le autorità comunali, su richiesta dei cittadini che aspiravano al rito latino e che lamentavano la presenza di un sacerdote, sollecitano la Sacra Congregazione al cambio del rito. Nel frattempo anche la popolazione che voleva mantenere il rito bizantino rivolse una petizione proponendo lo sdoppiamento della parrocchia nei due riti.

Questa situazione si protrasse per più di due anni durante i quali la Santa Sede continuava a tacere; intanto il Principe Spinelli macchinava il modo di far passare il paese al rito latino. Nella primavera del 1664 il Principe incaricò due suoi sgherri affinchè “convincessero” il papàs Nicola Basta a rinunciare all’arcipretura. Per tutta risposta l’arciprete, nell’agosto del 1664, si rifugiò nella vicina San Lorenzo del Vallo, sottoposta alla giurisdizione di Paolo Mendoza, Marchese della Valle Siciliana. Visse così due anni, ma la sera del 4 agosto del 1666, gli stessi due sgherri di due anni prima, lo catturarono e lo trasportarono nelle segrete del castello di Terranova da Sibari; qui, dopo 27 giorni, il papàs Nicola Basta morì.

Il 24 settembre 1666, l’Arcivescovo Pietro Antonio Spinelli spedì alla Sacra Congregazione una relazione dove segnalava la sua impossibilità di ben operare a causa dell’ostilità del papàs Nicola Basta per far credere di essere all’oscuro di tutto. Ma il Sant’Uffizio era venuto a conoscenza delle macchinazioni del Principe e non prestò fede alla parola dell’Arcivescovo, anzi gli ordinò di recarsi a Spezzano per interrogare personalmente la popolazione e assicurarsi sulla sua unanime volontà di passare al rito latino. La risposta dell’Arcivescovo non lasciò dubbi: tutti gli spezzanesi volevano passare al rito latino. Il nuovo arciprete fu Don Vincenzo Mangiacavallo, che il 4 marzo 1668 celebrò la prima messa secondo il rito latino.

Col passare del tempo Spezzano Albanese ha vissuto un aumento costante della popolazione, con immigrazione da parte di famiglie non arbëreshë (lëtì), che hanno messo in serio rischio la condizione culturale e linguistica di Spezzano Albanese, favorendo la rinascita delle passate problematiche etniche tra calabresi e albanesi. Già in passato si era perso il rito latino e oggi anche la lingua e la cultura albanese rischia seriamente di perdersi, specialmente tra le nuove generazioni, pur essendo molto vive attività e associazioni culturali arbëresh locali.

I cognomi di origine albanese più diffusi sono: Barbati, Bellusci, Bomentre, Bruno, Camodeca, Candreva, Cucci, Diodati, Dorsa, Galizia, Gullo, Iannuzzi, Luci, Montone, Mortati, Nociti, Pesce, Pugliese, Vattimo.

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