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Nota i testi che seguono sono pubblicati sul sito del Comune di Vaccarizzo Albanese, a cura di Bina Martino e Silvia Tocci:
http://vaccarizzoalbanese.asmenet.it

Feste e tradizioni

è consuetudine della popolazione, durante la festa dell’Epifania (Ujët të pagëzuam), recarsi alla fontana vecchia (kroi i vjetër) per la benedizione delle acque che viene portata nelle case per essere cosparsa.

il 2 aprile ricorre la festa religiosa più importante in onore a San Francesco di Paola (Shën Çiku i Paulës).

la notte precedente alla festa dell’Ascensione, le donne di Vaccarizzo scendevano alla spiaggia di Schiavonea e all’alba si gettavano in acqua. Poi si recavano nella chiesa dedicata all’omonima Madonna per pregare.

il 21 novembre si svolge la festa patronale della Madonna di Costantinopoli (Shën Mëria e Menxasporis), la Madonna dei massari.

La Sagra del Costume Arbëresh

A Vaccarizzo Albanese, ogni anno nel mese di aprile, si tiene la Sagra Nazionale del Costume Arbëresh; questa manifestazione nacque nel 1982 per volere di papàs Giuseppe Faraco e dell’Amministrazione comunale di allora.

La sagra è un occasione di promozione e di valorizzazione patrimonio culturale arbëresh. Nei giorni della manifestazione si può assistere a convegni, mostre e sfilate dei tradizionali costumi provenienti da numerose comunità arbëreshe. Inoltre, in serata esecuzione di balli e canti tradizionali da parte dei gruppi presenti e degustazione di piatti e dolci tipici.

Il costume tradizionale

Il costume tradizionale, gelosamente custodito di generazione in generazione, rappresenta ancora oggi un forte simbolo d’identità e di appartenenza etnica. Esso è legato allo sviluppo dei tempi, nel senso che non si può non tenere conto dei rapporti intercorsi tra la nostra cultura e quella ufficiale, ciò nonostante il costume arbëresh, pur differenziandosi per fogge e colori, ha mantenuto intatta la nomenclatura originaria delle aree di provenienza albanese e la composizione di alcuni elementi: il diadema nuziale, il velo, la camicia con merletto, la lunga gonna a fitte pieghe, la cintura.

Il costume, indossato oggi a Vaccarizzo Albanese solo da qualche anziana donna, in passato faceva parte della dote di ogni ragazza che da allora in poi lo avrebbe indossato nelle più importanti circostanze della sua vita. Il vestito di gala si indossava, infatti, il giorno delle nozze con una vestizione che era un vero e proprio rito, e poi in occasione di ricorrenze liete legate all’ambito familiare e sociale o in quelle più importanti del ciclo dell’anno.


un gruppo folk di Vaccarizzo Albanese che indossa il costume tradizionale

Il ciclo delle forme tradizionali di abbigliarsi si prolungava poi nel lutto e fino a non molto tempo fa era uso vestire la salma con il proprio vestito nuziale. La sposa in aggiunta alla dote normale riceveva, inoltre, dei costumi da indossare oltre che nei giorni festivi, anche nei giorni feriali. Il costume arbëresh presenta, pertanto, diverse tipologie: il costume di gala, il costume di mezza festa e ancora il costume giornaliero e quello di lutto.

Il materiale utilizzato per realizzare questi costumi era la lana per i contadini, il cotone, il lino e la seta per il ceto più elevato, stoffe spesso prodotte nella chiusa economia domestica cosi come i costumi che con esse venivano confezionati.

Dal ’700 in poi, le diverse condizioni economiche e sociali permisero agli Arbëreshë d’Italia di affidare la cucitura delle varie fogge a maestri artigiani locali che iniziarono ad arricchire i costumi secondo il grado di ricchezza di chi lo richiedeva, variando la qualità, la fattura e la quantità degli ornamenti. Tutto ciò determinò l’adozione di tessuti più preziosi, laminati in oro, velluto, ecc. che giungevano soprattutto da Napoli, centro di irradiazione culturale per le comunità arbëreshe come per tutto il Mezzogiorno.

Il Costume di gala

Il giorno delle nozze la sposa indossava lo splendido costume di gala. La lunga camicia di lino o cotone bianco con collo ornato da preziosi merletti lavorati all’uncinetto o in tulle, aveva una profonda scollatura chiusa da un piccolo copripetto di cotone bianco e ricami a vista. Sulla camicia un corpetto corto, aperto sul davanti in tessuto laminato in oro e dello stesso colore della sopragonna, amaranto.


il costume di gala di Vaccarizzo Albanese
esposto nel Museo del Costume

Il corpetto aveva, inoltre, polsi lembi e la parte delle spalle, ornati da preziosi galloni in oro. Particolarmente belle ed elaborate la gonna e la sopragonna a fitte pieghe ottenute con la tecnica del vapore. La prima in raso di seta laminato in oro nelle tonalità del rosso e ampio gallone in oro, la seconda sovrapposta a questa, in seta pura laminata in oro e con gallone in oro di colore solitamente rosa.

La sopragonna veniva sollevata sul davanti e fissata dietro, in modo da consentire alla sposa di mostrare anche la gonna. Attorno alla vita la sposa indossava una sottile cintura in fili d’oro o argento con chiusura a rettangolo posta all’altezza del ventre e ricamata con gli stessi motivi ornamentali del diadema nuziale. Questi due elementi erano il simbolo distintivo della donna coniugata.

I capelli venivano raccolti sulla nuca in trecce e annodati con fettucce bianche a cui si univano due piccole trecce laterali tramite un nastro nero in modo da formare un unico chignon sul quale era posto il diadema nuziale.

Il costume era completato da: stola di raso color amaranto bordata da gallone in oro e portata sulle spalle, velo in fili d’oro o in tulle rosso con ricami in oro che ricopriva il volto e il capo della sposa, calze di cotone bianco lavorate ai ferri e scarpe rivestite dello stesso tessuto della sopragonna.

Il vestito di gala era, infine, reso più prezioso dagli ornamenti in oro indossati: la collana d’oro rosso e doppio pendente a fiocco con ciondolo decorato da smalti colorati, all’anulare della mano destra l’anello della fede, sul merletto una spilla, alle orecchie splendidi orecchini con frangia che riprendevano i motivi ornamentali della collana e della spilla.

Il Costume di Mezza Festa


il costume di mezza festa
esposto nel Museo del Costume

Il costume di mezza festa, indossato dalla sposa per recarsi in chiesa la domeniche dopo le nozze, per visite di cortesia o in occasione di feste, comprendeva la lunga camicia di lino o cotone bianco con collo ornato da merletto, la gonna a fitte pieghe in raso color amaranto ornata sull’orlo da ampio gallone in oro, oppure se si trattava di occasioni meno importanti, la gonna pieghettata in seta grezza e cotone o in lana pettinata ornata lungo il bordo inferiore da una striscia di tessuto in raso verde.

Il corpetto confezionato con panno nero o velluto era ornato alle spalle e ai polsi da larghe fasce di galloni in oro, le maniche erano rifinite da preziosi ricami, sempre in oro, a motivi floreali.

Il vestito di mezza festa era, inoltre, completato da un grembiule di seta color azzurro ricamato con fili d’oro, da un fazzoletto da testa di seta giallo o arancione ed infine da uno scialle verde o marrone di lana pregiata e ornato da frange.

Il Costume Giornaliero


il costume giornaliero
esposto nel Museo del Costume

Ancora oggi nella nostra comunità qualche anziana donna indossa il costume giornaliero, costume semplice all’apparenza sia nella foggia che nei tessuti, ma in realtà, non facile ne da indossare ne da portare.

La lunga camicia di lino o cotone bianco è indossata sotto una sorta di gilè in cotone resistente di vari colori con la funzione di sorreggere il seno. La profonda scollatura della camicia è chiusa da un piccolo copripetto in modo da coprire meglio il seno e consentire, un tempo, alcuni movimenti nel corso dei lavori nei campi.

Il corpetto in raso, lana o velluto nero e ricamato con filo di seta nero. La gonna indossata è in cotone rosso con il fondo ornato da una balza arricciata.

Il capo è coperto da un fazzoletto di cotone o lana legato dietro la nuca, il grembo da un grembiule di cotone.

Il Costume di Lutto

La partecipazione alla perdita di una persona cara era molto sentita nella nostra comunità.

In particolare, le donne che perdevano il proprio marito, il giorno del funerale, indossavano il vestito di gala ma con la sopragonna coperta da un grembiule nero ed i capelli sciolti coperti da un fazzoletto anch’esso nero.

Nei giorni seguenti ed in passato per tutta la vita, vestivano interamente di nero tranne la camicia bianca che non aveva più il vaporoso merletto.

Completavano l’abbigliamento lo scialle, il fazzoletto, le calze di cotone e le scarpe sempre in nero.

Bibliografia

Bisignano, Amilcare Ottavio, Il Volo delle Aquile - Storia dell’Albania e degli Albanesi in Italia, Macrì Editore, San Demetrio Corone (CS), 2003

Mazziotti, Innocenzo, Immigrazioni Albanesi in Calabria nel XV sec. e la colonia di San Demetrio C. (1471-1815) , Ed. Il Coscile, Castrovillari (CS), 2004

Elmo, V., Pasquale Scura. Ministro Arbëresh, Marco Editore, Lungro (CS), 1994

Elmo, V., Proprietà e possesso nella società contadina arbëreshe. Genesi trasformazione strutturale dei beni collettivi di Vaccarizzo Albanese, Marco Editore, Lungro (CS), 1997

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