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Mezzojuso (in lingua arbëreshe: Munxifsi) è un comune di 2.882 abitanti (al 31 ottobre 2017) della città metropolitana di Palermo in Sicilia. Posto ad una altitudine compresa tra 510 e 610 m s.l.m, nell’entroterra di Palermo da cui dista 41 km, il paese è situato sulla collina “Brinja” (dalla lingua arbëreshe “costola”), sul declivio orientale della Rocca Busambra.

Il territorio ricade nella Riserva naturale orientata Bosco della Ficuzza, Rocca Busambra, Bosco del Cappelliere e Gorgo del Drago e confina con i comuni di Campofelice di Fitalia, Cefalà Diana, Ciminna, Corleone, Godrano, Marineo, Villafrati.

La storia di Mezzojuso

Nel X secolo, nei pressi di un importante nodo stradale, i saraceni di Sicilia fondarono un piccolo villaggio per la sosta e il ristoro per i viandanti; questo villaggio prese il nome di Manzil Yusuf (Villaggio di Giuseppe), in onore dell’emiro Abu al Fatah Yusuf.

Nel 1061, con la venuta in Sicilia dei Normanni, i saraceni dovettero abbandonare l’isola e il feudo dove era il villaggio di Manzil Yusuf divenne proprietà degli Altavilla. Intorno al 1132, il Re Ruggero II di Sicilia, della dinastia normanna degli Altavilla, concesse il feudo di Manzil Yusuf al Monastero di San Giovanni degli Eremiti di Palermo. Lo stesso feudo venne nuovamente concesso al Monastero dall’Imperatore Federico II nel 1245.

Il villaggio, ingranditosi e popolatosi, nel 1282 fu elevato a Universitas, poi, col passare del tempo, si spopolò talmente da andare in totale abbandono e non se ne ebbe più notizia, quasi, fino alla fine del XV secolo, quando l’Abate del Monastero di San Giovanni degli Eremiti di Palermo, trasformò il feudo di Manzil Yusuf in Commenda che venne affidata a Juan Castellar y de Borja, Arcivescovo di Monreale.

Intorno al 1490 lo spopolato villaggio di Manzil Yusuf, che nel frattempo aveva modificato il suo nome in “Mezzojuso” fu ripopolato da una colonia di Albanesi i quali, sino a quel momento avevano dimorato provvisoriamente nelle varie masserie di proprietà del Monastero di San Giovanni degli Eremiti.

Il 3 dicembre del 1501 gli Albanesi stipularono i Capitoli di fondazione con Diego de Vaquedano, procuratore generale dell’Arcivescovo di Monreale. In questi Capitoli si poteva leggere di «certi graeci supra la populazione di lu terrenu... et lo casali di Mezu Juffusu» (certi greci che si aggiungono alla popolazione del terreno ed il casale di Manzil Yusuf).

Sempre leggendo gli stessi Capitoli di Mezzojuso si può notare come il procuratore dell’Arcivescovo di Monreale si ispirò a dei princìpi conservatori, molto prossimi alle angherie del classico rapporto feudale; infatti nei Capitoli si afferma: «Item che li dicti (habitaturi) siano tenuti a fari una jornata a la vigna di la Curti per masunata» (così i detti abitanti siano tenuti a fare una giornata alla vigna della Corte per famiglia).

Comunque i rapporti tra gli Albanesi e i “latini” potevano essere ancora più difficili, vista la dipendenza dei coloni verso un’autorità religiosa, cioè l’Arcivescovo di Monreale o l’Abate del Monastero di San Giovanni degli Eremiti di Palermo; ma conflitti veri e propri ce ne furono, visto che nei capitoli di Mezzojuso veniva affermata l’eventualità che «quandu lu dictu previti fussi grecu, secundu li dicti populanti sunu, chi ipsi siano tenuti providiri la ecclesia di libri e di tucti quilli cosi che ad l’ordini loru grecu conveni» (qualora il detto prete fosse greco, secondo quanto sono i popolani, che essi siano tenuti a provvedere la chiesa dei libri e di tutte quelle cose che al loro ordine greco conviene).

Subito gli albanesi edificarono la chiesa dedicata a Santa Maria, mentre nel 1520 venne aperta al culto la chiesa dedicata a San Nicola di Mira (questa riconosciuta come chiesa madre); i rispettivi sacerdoti, che officiavano i sacramenti secondo il rito bizantino, erano sostenuti economicamente dalla comunità albanese.

Nel 1524, il Monastero di S. Giovanni degli Eremiti venne soppresso e i suoi beni furono trasferiti ai Canonici della Cattedrale di Palermo, i quali con atto definitivo del 1526, diedero in enfiteusi il feudo di Mezzojuso al nobile pisano Gaspare Giovanni Corvino per un canone annuo di 170 onze e 48 galline. Gaspare Giovanni Corvino, per dei motivi di carattere sentimentale, si mostrò condiscendente con gli Albanesi di Mezzojuso. Egli discendeva dal ramo di Pisa di Pier Andrea Corvino, dal cui ceppo era nato Mattia, Re di Ungheria, che si era unito da vincoli di parentela con i Castriota d’Albania.

Da una testimonianza delle genti di Mezzojuso del 1656: «Quando si concesse detto casale et territorio di Mezzojuso dalli detti Canonici al detto quondam Giovanni Corvino... detto casale di Mezzojuso era piccolissimo et quasi abbandonato, tutto palude, con alcune pochissime case, et li pochi greci che in quello habitavano, la maggior parte stavano nelli pagliara, per defetto delle poche case che in quello erano, et per esser poverissimi, di modo tale che, se detti Canonici non l’havessero concesso ad enphiteusim al detto quondam Giovanni Corvino et da quello non fossero stati subvenuti et aggiunti, detti habitatori, per la detta povertà, non si haveriano potuto mantenere».

Nel 1530, con l’ingrandirsi del paese, venne costruita la chiesa dedicata a San Rocco; mentre, nella prima metà del XVI secolo, venne costruita la chiesa del Santissimo Crocifisso. Sorsero ancora altre chiese quali quella della Madonna dell’Udienza e quella di Sant’Antonio da Padova.

Nel 1534, dopo la conquista della città di Corone, una città greca a forte presenza di albanesi, giusero a Mezzojuso diversi esuli greco-albanesi fuggiti da quella città.

Intanto, per la sopravvenuta immigrazione in Mezzojuso di numerose famiglie siciliane, il barone Gaspare Giovanni Corvino, si offrì di mantenere a sue spese due sacerdoti sacerdoti di rito latino che, alternandosi con i sacerdoti di rito greco, officiavano nella chiesa dedicata a Santa Maria. Ciò durò sino al 1572, quando, anche con l’aiuto economico degli Albanesi, venne costruita la chiesa della Santissima Annunziata, dove si sarebbe officiato secondo il rito latino.

Il 13 aprile 1609, morì Andrea Reres, un facoltoso cittadino di Mezzojuso; nel suo testamento in pari data venivano legate alla Chiesa di Santa Maria 4.000 onze, con l’obbligo di fabbricarvi accanto un Monastero dell’Ordine Basiliano di rito bizantino. Gli eredi di Andrea Reres si preoccuparono subito di presentare istanza di autorizzazione al Papa Paolo V, il quale, con Bolla del 4 aprile 1617, ordinò la costruzione del suddetto Monastero.

Intanto Giovanni II Corvino, succeduto al padre, permutò il suo feudo con quattro feudi del Conte Vincenzo del Bosco. Alla morte del Conte, Mezzojuso fu messo all’asta. Lo comprò il Barone Blasco Isfar Coriglies, il quale, nel 1613, lo vendette al genovese Giovanni Groppo Scotto; questi, grazie a tale acquisto, nel 1619 ottenne il titolo di Marchese di Mezzojuso.

Finalmente nel 1617 il Monastero dell’Ordine Basiliano fu completato, così che nel mese di maggio del 1618 giunsero i primi monaci provenienti dall’isola di Candia e dal Monastero di Acrotiri; col passare del tempo il Monastero divenne il primo centro religioso e culturale degli arbëreshë, dove operavano anche monaci iconografi.

Nel 1633, grazie a delle sentenze della Magna Regia Curia, Mezzojuso ritornò alla famiglia Corvino, più esattamente a Blasco Corvino Sabea che, nel 1639, venne elevato alla dignità di Principe di Mezzojuso.

Mezzojuso nel 1832 venne ceduto, insieme al titolo di Principe, da Francesco Paolo Corvino Filingeri, al marchese di Rudinì. Con quest’ultimo passaggio si concluse il periodo feudale della storia di Mezzojuso.

Nella rivolta contro i Borboni (1848-1860) Mezzojuso si pose fra i principali centri organizzativi. Nel 1856 a Mezzojuso si radunarono gli insorti contro i Borboni sotto il comando di Franfesco Bentivegna, ma la rivolta da lui guidata fallì e, il 21 dicembre 1856, il Bentivegna fu fucilato.

A Mezzojuso, da oltre un secolo, non si parla più l’albanese; inoltre, anche a causa dei continui matrimoni tra i “latini” e gli albanesi, così che questi ultimi hanno progressivamente perso quasi tutta la loro connotazione originaria. Unico segno tangibile della cultura albanese è il rito bizantino che rende gli albanesi diversi, almeno nella liturgia.

Oggi a Mezzojuso convivono in armonia gli arbëreshë e quelli di origine siciliana; tale compresenza ha permesso la fioritura di numerosi centri culturali e religiosi. I cognomi di origine albanese più diffusi sono: Barcia, Barone, Bisulca, Burriesci, Como, Cuccia, D’Amico, D’Orsa, Figlia, Musacchio, Schirò, Schilizzi, Spata, Zito.