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San Michele di Ganzaria, (in lingua arbëreshe: Shën Mikeli) è un comune di 3.160 abitanti (al 30 settembre 2019) in provincia di Catania. Situato a 450 m s.l.m. sul settore meridionale dei monti Erei e a destra del fiume Tempio, si estende su una superficie di 25,6 Kmq.

San Michele di Ganzaria confina con i comuni di Caltagirone, Mazzarino, Piazza Armerina e San Cono.

La storia di San Michele di Ganzaria

Probabilmente la fondazione di San Michele di Zangaria risale al tempo della presenza in Sicilia dei Fatimidi (910-948), infatti Vito Amico, nel Dizionario Topografico della Sicilia, a pagina 110, alla voce “Michele (S.)” riporta: «Paese, altrimenti Cansaria e dai Saraceni Jhanzaria, non lungi da Caltagirone, ... ». Quindi San Michele di Ganzaria, prima della venuta degli albanesi che ripopolarono il casale, doveva probabilmente preesistere vista la dominazione datagli dai Fatimidi.

Il casale continuò ad essere abitato anche dopo la cacciata dai Fatimidi e, durante la dominazione angioina (1266-1282), fu eretta la Chiesa di S. Michele Arcangelo, detta anche “Fanum Gallorum”, il Tempio dei Francesi.

Il più antico documento sinora conosciuto, riguardante il feudo della Ganzaria, è il registro cinque della Cancelleria Angioina del 1276 dal quale risulta che Guglielmo De Padula è il possessore del feudo di Ganzaria; al Guglielmo succedette Attardo De Padula la cui figlia Antonia andò in sposa Guglielmotto De La Timonia. A Guglielmotto De La Timonia venne confiscato il feudo per aver partecipato alla ribellione di Caltagirone del 1394 contro il Re Martino I il quale, l’anno successivo lo concesse a Ranieri Morana.

In seguito il feudo di Ganzaria passò nelle mani della potente famiglia dei Modica de Mohac. Il 26 ottobre 1515 il nuovo Barone Della Ganzaria divenne Antonio Gravina, figlio promogenito di Agata Modica de Mohac e di Vassallo Gravina.

Purtroppo il casale di San Michele era andato distrutto alla fine del 1400 a causa di un vasto incendio; ma Antonio Graviva, intendendo ricostruire il paese, ottenne la “licenza populandi” e, il 25 settembre 1534, stipulò con greco-albanesi Cola Bisurca e Antonio Figlia i Capitoli con i quali affidava ai greco-albanesi Cola Bisurca e Antonio Figlia «tuctu lu feudu di Sanctu Micheli e tucta la Sausetta Soprana». Nel 1554 Juan De Vega y Enríquez, Viceré di Sicilia, confermo i suddetti Capitoli.

Alla base dell’accordo vi era, per i greco-albanesi, l’impegno a condurre sul luogo trenta famiglie, mentre il Barone Antonio Gravina avrebbe fatto approntare delle capanne provvisorie, dopo di che avrebbe fatto costruire entro tre anni delle abitazioni definitive per i greco-albanesi, che avrebbero coltivato il feudo in cambio delle case.

Nel primo dei Capitoli di S. Michele di Ganzaria si legge: «Et primo chi lu dictu Cola (Bisurca) se obliga a lu presenti portali in la boronia di la Ganzaria casati trenta, cum lu nomu di nostru Signuri, andandu di iornu in iornu augmentandusi; et perchì a lu presenti non chi è comoditati di fari casi, farranu per hora pagiara» (Primo: che il detto Cola Bisuraca si obbliga con il presente a portare nella baronia della Ganzaria trenta famiglie, con il permesso di nostro Signore, che andranno di giorno in giorno ad aumentare; e per chi attualmente non è nella facoltà di farsi una casa, farò per ora un pagliaro).

Sempre con i Capitoli veniva concessa ai coloni la la libertà di potersi muovere liberamente, sino ad abbandonare il paese, senza alcuna penalità: «Item su di accordiu chi sempri chi li dicti vassalli non volissinu abitari in dieta baronia pozanu vindiri li loru possessioni, senza ostaculu di lu dictu signuri Baruni et soj successuri» (si è d’accordo che sempre che i detti vassalli che non volessero abitare in detta baronia possono vendere le loro proprietà, senza ostacolo del detto signor Barone e dei suoi successori).

Il Barone Antonio Gravina morì nel 1558 e fu sepolto nella cappella annessa al castello baronale in seguito conosciuta come chiesa del Carmine. Nel 1625, per concessione del Re Filippo IV di Spagna, la Baronia venne elevata a Ducato, nominando Giovanni Gravina primo Duca di San Michele di Ganzaria.

Nel 1812, dopo l’abolizione della feudalità, San Michele di Ganzaria venne elevato a Comune. Oggi la comunità greco-albanese si è totalmente integrata con la popolazione locale, mantenendo solo parzialmente la cultura originaria mentre è definitivamente scomparso il rito bizantino.

Bibliografia

AA..VV., La Montagna della Ganzaria. Caltagirone, 1997;

Giuseppe La Manda, I Capitoli delle colonie greco-albanesi di Sicilia dei Secoli XV XVI, Palermo, 1904;

G. Orrigo, San Michele di Ganzaria: Luci e Ombre, Caltagirone, 1984.