Casalvecchio di Puglia (in lingua arbëreshe: Kazallveqi) in provincia di Foggia dalla quale dista 44 chilometri e si trova tra i vicini comuni di Casalnuovo Monterotaro e Castelnuovo della Daunia.


panorama di Casalvecchio di Puglia; sullo sfondo Castelnuovo della Daunia

Della storia di Casalvecchio si hanno notizie solo fino al XIII secolo; dei due secoli successivi si è persa ogni memoria. Dopo essere stato raso al suolo nel 1461 da Giorgio Castriota Skandeberg, il paese fu nuovamente fondato da un nucleo di stradioti albanesi.

L’insediamento degli albanesi risale al 1468, dopo la campagna militare di Scanderbeg in Italia. Le truppe di Scanderbeg, tra il 1460 e il 1468, avevano combattuto in sostegno del Re Ferdinando I d’Aragona contro diversi baroni locali che sostenevano Renato D’Angiò-Valios, pretendente al trono di Napoli.

Scanderbeg inviò in Italia 500 stradioti albanesi sotto il comando di suo nipote Jovan Stres Balsic. Il 1° ottobre del 1460, a Barletta, Jovan Stres Balsic sconfisse le truppe del ribelle Giovanni Antonio Orsini d el Balzo, Principe di Taranto; poi andò a combattere contro i ribelli guidati da Nicolò Piccinno e conquistò la città di Trani.

Poi, il 25 agosto del 1461, lo stesso Scanderbeg giunse in Puglia dove attaccò i baroni ribelli in terra d’Otranto, costringendoli a chiedere la pace. Più tardi Scanderbeg combatté la battaglia di Orsara, vicino all’attuale Greci in provincia di Avellino, sconfiggendo definitivamente i sostenitori di Renato D’Angiò-Valios.


una via cittadina di Casalvecchi di Puglia

Molti dei suoi soldati rimasero in Molise, altri soldati si stabilirono in diverse località della Puglia, tra le quali Castelnuovo della Daunia. A Castelnuovo della Daunia gli stradioti albanesi e le loro famiglie vi fecero dimora tra il 1468 e il 1476 circa, ma la coabitazione non fu facile sin dall’inizio, considerata anche l’indole spesso tenace e ribelle del popolo albanese; infatti le differenze, i continui episodi di insofferenza, la difficile coesistenza degli albanesi con la comunità di Castelnuovo della Daunia si protrasse sin oltre i primi decenni del Cinquecento, quando gli albanesi abbandonarono le loro prime abitazioni per popolare il vicino casale che da esso dipendeva, come riportato dagli antichi documenti e denominato fino ad allora come ″Sanctus Petrus de Castelluccio″, ma diventato poi Casalvecchio di Puglia.

A Casalvecchio di Puglia molti tra gli anziani parlano ancora la lingua arbëreshe. Le tradizioni arbëreshe si sono parzialmente conservate anche nella cultura, mentre è scomparso il rito bizantino. I cognomi di origine albanese più diffusi sono: Andreano, Beccia, Celozzi, Crescenzi, Criasia, Cutaio, De Luca, Fratta, Iacovelli, Petrone, Tosches.


gruppo folk in costume tradizionale di Casalvecchio di Pugia

E’ da visitare la chiesa dei SS. Pietro e Paolo, eretta nel XVI secolo e consacrata nel 1717 dal Cardinale Orsini; all’interno è custodito un dipinto ad olio raffigurante la Madonna del Carmelo, eseguito dall’artista Michelangelo Sammarco.

Interessanti da un punto di vista artistico e architettonico sono alcuni edifici di epoca medievale come ″La torre dei briganti″, situata nei pressi del cimitero, e il ″Casone della Sgurgola″, un torrione a pianta quadrata che sorge sulla strada provinciale che unisce Casalnuovo a Torremaggiore.

La Festa della Fratellanza

Dal 2017 a Casalvecchio di Puglia, nel mese di luglio, si svolge la ″Festa della Fratellanza″ (in lingua arbëreshe: Vëllazëria) per avvicinare i cittadini alla tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio etnoantropologico della tradizione e della cultura arbëreshe.

E' una festa internazionale con musica, canti e danze popolari, convegni e che prevede anche due stage di danze tradizionali uno dell'Albania del Nord ed uno dell'Albania del Sud, ospiti e studiosi provenienti dall'Italia e dall'Albania e comunità arbëreshe della Puglia e di altre regioni italiane.


un gruppo folk albanese alla festa della fratellanza

La festa rappresenta un intenso incontro fra comunità arbëreshe con momenti conviviali, canti, danze e altre attività di intercambio culturale. Nelle tre giornate di festa, si susseguono diversi momenti di confronto su cultura e tradizioni arbëreshe: dai convegni, alle degustazioni di prodotti locali, all'estemporanea di pittura con artisti sia italiani che albanesi.