Rendered Image

Molti studiosi si sono cimentati nel cercare di individuare il periodo storico durante il quale gli albanesi sono giunti in Sicilia, senza però riuscire a dare un sicuro inizio della loro prima presenza.

Malgrado si sia dimostrato ampiamente che è tutto falso, sono ancora molti quelli che sostengono che i primi insediamenti arbëreshë sono nati in Sicilia ancora prima della morte di Scanderbeg e sono dovuti all’arrivo degli stradioti, condotti in Sicilia intorno al 1450 da Giorgio e Basilio Reres, figli di Demetrio Reres, per proteggere con un presidio al Casale di Bisiri (Mazara), la costa ovest dell’isola dalle incursioni dei Valois-Angiò.

Il falso è storico venne montato ad arte nel 1665 da Giorgio Reres, arciprete di Mezzojuso, e dal notaio Diego Barretta di Palermo, suo complice, i quali affermavano che esisteva un “diploma” che il Re Alfonso I avrebbe emesso in favore di Demetrio Reres nel 1448. E sulla base di tale affermazione, insigni studiosi quale Pietro Pompilio Rodotà nel 1748 confermò l’esistenza di Demetrio Reres e figli. Ma tutta la teoria sulla base della quale venne determinato l’anno di fondazione di tutti gli insediamenti arbëreshë della Calabria Ultra (oggi le provincie di Catanzaro e Crotone) e della Sicilia si è basata solamente su quanto redatto dal Notaio Diego Barretta per il poco nobile scopo di voler attribuire nobili natali alla famiglia dei Reres di Mezzojuso, albanesi che dal nulla si erano arricchiti notevolmente, inventandosi, appunto la storia di Demetrio Reres e dei suoi figli.

Quindi, per determinare il momento della fondazione degli gli insediamenti arbëreshë di Sicilia, occorre partire da dati certi e, per questo, non abbiamo che un’affermazione dello storico siciliano Tommaso Fazello (vissuto dal 1498 al 1570), e quindi vicino agli avvenimenti, che nelle sue “decadi sulla storia di Sicilia” ha legato l’inizio della diaspora albanese tra il 1453, anno della caduta di Costantinopoli, e il 1482, anno di approvazione dei capitoli di Palazzo Adriano. Ed è in questo periodo che vanno inclusi i primi insediamenti albanesi in Sicilia.

Dopo le guerre del Vespro (1282-1302), in Sicilia molti casali erano rimasti spopolati, come era successo a Mezzojuso, a Palazzo Adriano e nella zona dove poi sorgerà Piana dei Greci. Inoltre la mancanza di contadini era piuttosto critica e, specialmente nella zona occidentale dell’isola, i paesi erano scarsamente popolati. Al riguardo Henri Bresc scriveva che ai pochi centri abitati corrispondeva «una immensa zona del tutto vuota che comprende i feudi dell’arcivescovo di Monreale, dei grandi monasteri e di alcune famiglie dell’aristocrazia residente a Palermo. Rari castelli (Calatamauro, Calatatrasi, Misilmeri, Cefalà, Margana), alcuni “fondachi”, dove i lavoratori agricoli trovano il vino e spendono il loro salario, si alzano nelle campagne vuote d’uomini».

Quindi erano indispensabili dei contadini per rimettere a coltura i territori abbandonati, così che, già dalla fine del XIV secolo, i proprietari terrieri avevano promosso una immigrazione di “zappatores”, dalla Calabria, dalla Liguria, dalla Spagna e da Malta. Non mancavano tuttavia lavoratori provenienti anche dall’Albania: fra il 1396 ed il 1429, infatti, si possono censire nei registri notarili di Palermo alcuni lavoratori addetti ai vigneti ed agli oliveti chiamati “de Duracio” (di Durazzo) o genericamente “de partibus Albanie” (dalle parti dell’Albania), oppure “albanenses”, oppure ancora “albanisi”; ma si trattava di una immigrazione episodica, di singole unità, che in breve tempo si integrò nella popolazione palermitana.

In realtà i primi albanesi giunsero in Sicilia qualche tempo dopo la morte di Giorgio Castriota Scanderbeg, avvenuta nel 1468. Riteniamo molto probabile che i primi albanesi che giunsero in Sicilia erano quelli fuggiti dall’Albania dopo la caduta di Kruja e di Scutari nelle mani degli ottomani (1478 - 1479). Venuta meno infatti ogni possibilità di resistenza all’invasione ottomana dell’Albania, la Repubblica di Venezia, il Regno di Napoli e quello di Sicilia costituirono il rifugio naturale degli esuli albanesi.

In Sicilia gli Albanesi furono ben accolti in quei territori dove la peste del 1347 e la malaria avevano dimezzato la popolazione, lasciando molti insediamenti spopolati e abbandonati. Li accolse con favore soprattutto il Giovanni II d’Aragona, Re di Sicilia e zio del Re Ferrante I di Napoli, tanto che li raccomandò al Viceré di Sicilia. Giuseppe Schirò nella sua opera “Canti tradizionali ed altri saggi delle colonie albanesi di Sicilia” ci riporta testualmente la lettera scritta nel 1467 da Giovanni II d’Aragona e indirizzata al Viceré di Sicilia: «.... Adesso, invasi l’Albania e l’Epiro dai Turchi, i predetti Nicola e Costantino, passati nel nostro regno di Sicilia con alcuni coloni, lì desiderano fermarsi. Pertanto noi certi della loro cattolicità, integrità, bontà, onore e valore, tenendo conto nello stesso tempo della loro povertà, dato che hanno abbandonato beni, provincie e poteri nelle mani dei pessimi Turchi, e considerando la loro grande nobiltà, desideriamo, vogliamo e sanciamo che ai predetti coloni Albanesi ed Epiroti dal nostro viceré siano assegnate terre e possedimenti».

L’accoglienza favorevole degli Albanesi, va soprattutto collegata con il bisogno di braccia per l’agricoltura; infatti gli aumenti verificatisi nei prezzi del grano e dei diversi prodotti agricoli, avevano determinato la necessità di ripopolare gli antichi casali in quelle zone dove la peste del 1347 e la malaria avevano dimezzato la popolazione e occorreva rimettere a coltura feudi rimasti a lungo deserti anche «per l’abbandono dei vassalli sfuggiti alle imposte dei donativi continui ed ai soprusi dei feudatari».

Così nacquero le prime colonie albanesi della Sicilia. Queste le possiamo distinguere in due tipi: quelle nate dal ripopolamento di casali abbandonati, cioè Palazzo Adriano (in lingua arbëreshe: Pallaci), la cui fondazione risale al 1482, Mezzojuso (in lingua arbëreshe: Munxifsi), la cui fondazione risale al 1490 e le capitolazioni al 1501, e Contessa Entellina (in lingua arbëreshe: Kundisi), la cui capitolazione risale al 1520; e quelle nate ex novo, cioè Biancavilla (in lingua arbëreshe: Callicari), la cui fondazione risale al 1482 e le capitolazioni al 1488, Piana dell’Arcivescovo (oggi Piana degli Albanesi, in lingua arbëreshe: Hora e arbëreshëvet), la cui fondazione risale al 1488, e San Michele di Ganzaria (in lingua arbëreshe: Shën Mikeli), la cui fondazione risale al 1517 e le capitolazioni al 1534. Altri albanesi si stabilirono a Sant’Angelo Muxaro (in lingua arbëreshe: Shënt’ëngjëlli), a San Michele di Bagheria, a Lipari e a Taormina, dove ancora oggi si ricorda “il Quartiere degli Albanesi” .

Nel 1520 circa alcune famiglie albanesi di Biancavilla si trasferirono nella vicina Bronte, dove ancora oggi esistono alcuni cognomi albanesi come Greco, Scafiti, Schiros (Shirò), Schilirò, Triscari, Zappia.

Nel 1534 giunsero in Sicilia alcuni profughi fuggiti dalla città di Corone. Questi andarono a vivere negli insediamenti già esistenti; ne fanno testo l’onomastica di questi insediamenti, dove troviamo i sognomi greci: Camodeca, Chiloiro, Chinigò, Licursi, Marchianò, Papadà, Rodotà, Stratigò, ecc..

Il 31 maggio 1691 ad 82 albanesi di Piana dell’Arcivescovo fu concesso in enfiteusi il feudo di Santa Cristina (oggi Santa Cristina Gela, in lingua arbëreshe: Sëndahstina), dove si stabilirono su un insediamento preesistente.

puoi saperne di più andando ai seguenti link:

Biancavilla Bronte Contessa Entellina
Mezzojuso Palazzo Adriano Piana degli Albanesi
San Michele di Ganzaria Santa Cristina Gela
Sant’Angelo Muxaro