Rendered Image

Biancavilla è un comune di 23.811 abitanti (al 31 ottobre 2018) della città metropolitana di Catania. Il paese, posto a 513 m di altitudine su un terrazzo lavico delle pendici sud-occidentali dell’Etna, nel tempo ebbe diverse denominazioni: Callicari; Casalis Callicaris; Universitàs ruris Callicaris; Casale dei Greci; Albavilla; e per ultimo Biancavilla. Secondo la tradizione tale nome fu attribuito dal Conte Francesco Moncada per onorare la Regina Bianca di Navarra.

Il territorio comunale, appartenente al Parco dell’Etna, confina con i comuni di Adrano, Ragalna, Belpasso, Santa Maria di Licodia, Paternò e Centuripe.

La storia di Biancavilla

La fondazione di Biancavilla risale al 1482, quando alcune famiglie albanesi, probabilmente provenienti da Scutari, ottennero il permesso di insediarsi in una zona allora chiamata “Callicari” o “Pojo Rosso” di proprietà di Gian Tommaso Moncada, conte di Adernò e Caltanissetta.

Secondo la tradizione, queste famiglie albanesi portavano con loro un’icona della Madonna dal volto bruno, un reliquario d’argento, una reliquia di San Zenone, una croce di legno e una campana. Giunti a “Callicari“, appesero a un fico il prezioso quadro della Madonna. L’indomani, al momento di ripartire alla ricerca di un luogo che li ospitasse, trovarono i rami del fico attorcigliati intorno all’icona, tanto da non poterla staccare. Supposero, pertanto, che la Madonna desiderasse si stabilissero in quel luogo.

Chiesero così al conte Gian Tommaso Moncada di poter rimanere in quella località. Sorse così Biancavilla che nel 1488, ottenne la “licentia populandi”. A seguito di quel privilegio, si svilupparono le prime abitazioni attorno all’attuale Chiesa Madre, mentre l’insediamento prese il nome di “Casale dei Greci”. Il privilegio del 1488 venne confermato sia nel 1501 che nel 1502. Successivamente, nel 1504, i tre privilegi furono redatti in forma pubblica con un nuovo atto, che venne confermato nel 1568.

Dopo circa un secolo dal loro arrivo, gli albanesi abbandonarono il rito bizantino visto che non vi era più un sacerdote per officiare secondo tale rito, e veniva un “papàs” solo una volta l’anno per celebrare la Pasqua.

Biancavilla fu risparmiata dalla lave dell’Etna nell’eruzione del 1669 ed ebbe pochi danni a seguito del terremoto del 1693. Ciò comportò in pochi decenni un grande impulso demografico per l’affluenza delle popolazioni dei paesi vicini. Fu questo il momento durante il quale la componente albanese di Biancavilla fu definitivamente assorbita da quella locale siciliana; si perse così ogni traccia delle origini albanesi della città.


il costume tradizionale di Biamcavilla

Col passare del tempo e vista la considerevole lontananza dagli altri insediamenti albanesi, prevalse la componente locale siciliana che portò al declino degli usi e costumi albanesi.

Oggi Biancavilla è un importante centro di produzione e commercio di mandorle, uva, agrumi, mele ortaggi e fichi d’India. Estesi sono i boschi e i pascoli permanenti. Aziende artigiane operano nei settori alimentari, del vestiario, del mobilio, dei materiali da costruzione.

Architetture religiose

La Basilica di Maria SS. dell’Elemosina

Nel caratteristico centro storico di Biancavilla possiamo ammirare la Chiesa Maria Santissima dell’Elemosina, d’architettura settecentesca assai sobria, è stata largamente influenzata da forme pseudo-barocche alla fine del secolo scorso dall’architetto Carlo Sada.

L’esterno della Basilica è sicuramente la parte di maggior valore artistico e monumentale, che offre alla vista dei visitatori, che vengono per la prima volta a Biancavilla, un rilevante interesse e particolare pregio. la Basilica si innalza su un sagrato che si conclude con una scalinata.

La facciata, dominata dal campanile realizzato sul finire del XIX secolo, principale presenta tre portali; quello centrale è costituito da una doppia fila di colonne che sorreggono le spalle di un timpano al centro del quale vi è un’edicola con un busto della Madonna col Bambino. I portali laterali sono incorniciati e sormontati da timpani. Sia la porta centrale che quelle laterali sono decorate da con bassorilievi in bronzi eseguiti dal biancavillese Nino Distefano. Sovrastanti i tre portali troviamo altrettante finestre decorare da vetro colorato a forma di croce. Alla sommità della finestra centrale si trova una nicchia contenente il mezzo busto di Gesù Redentore. Sempre la facciata è arricchita dalle statue di Santa Caterina d’Alessandria, di San Placido, di San Zenone e di San Giuseppe.

Il campanile misura in altezza 42 metri ed è suddiviso in tre distinti ordini che si assottigliano andando verso l’alto: il primo va dal piano terra al cornicione della facciata, il secondo contiene l’orologio e il terzo comprende la cella campanaria che contiene nove campane. Alla base del campanile vi è l’Aula Capitolare, un tempo adibita alle riunioni dei Canonici del Capitolo della Collegiata.

 

La pianta della Basilica è a croce latina con tre navate suddivise in sette campate, oltre il transetto. La navata maggiore si conclude con l’ampio coro ligneo oltre l’abside. Lo stile architettonico è ottocentesco con con stucchi e dorature.

Il Presbiterio contiene l’ampio coro e l’abside. Ai lati, vi sono stalli in legno intarsiato che avevano il compito di accogliere i Canonici della Collegiata. Sulle pareti del presbiterio sono presenti due pitture: una, dipinta da Domenico Agosta, raffigura l’incoronazione della Madonna della Sacra Icona di Santa Maria dell’Elemosina e l’altra, dipinta da Emanuele Di Giovanni, raffigura la Madonna dell’Elemosina che si fermò a Callicari.

Nella navata di destra troviamo la Cappella di Santa Maria dell’Elemosina. Questa racchiude in una nicchia incorniciata in legno dorato con angeli che reggono una corona, la copia di un’Icona bizantina di Santa Maria dell’Elemosina, protettrice della città di Biancavilla. Dipinta su tavola, l’icona risale probabilmente al XIV secolo; è oggetto di venerazione ininterrotta sin dalla fine del XV secolo ed ha ricevuto il titolo di “Custode delle genti dell’Etna”. In occasione delle feste di agosto e il 4 ottobre l’icona originale, che abitualmente è conservata in un forziere, viene esposta al pubblico completa della sua “riza” cioè una protezione in argento lavorato a sbalzo, con corone in oro e pietre preziose.


l'icona di Santa Maria dell'elemosina

Sempre nella navata di destra troviamo il fonte battesimale in marmo, che presenta un cupolino riccamente intagliato da Giuseppe Salomone. Nel 2002 sono state restaurate le pareti e gli stucchi impreziositi con oro zecchino. Da notare, infine, in alto lo Spirito Santo sottoforma di colomba con raggiera e le figure stilizzate sul cupolino di San Giovanni che battezza Gesù Cristo.

Ancora nella navata di destra troviamo diversi altari secondari sui quali possiamo ammirare una tela settecentesca opera del pittore Thitè raffigurante la Madonna in trono trai Santi Ignazio di Loyola e Luigi Gonzaga; una tela del 1726, opera del pittore Giuseppe Tamo da Brescia raffigurante San Zenone tra i Santi Francesco d’Assisi e Filippo Neri; una tela settecentesca di autore ignoto raffigurante la deposizione del Cristo morto; una tela del 1844, opera di Giacomo Portale da Centuripe raffigurante Sant’Anna che istruisce Maria Bambina; una tela del XVIII secolo, opera del Thitè raffigurante le Anime del Purgatorio. Infine, sempre nella navata di destra, troviamo ancora un altare con il simulacro ligneo di San Biagio vescovo e martire e l’altare della Sacra Famiglia con statue in gesso a grandezza umana.

Nella navata di sinistra possiamo ammirare l’altare di San Giovanni Battista con una tela opera del XIX secolo di Placido Rapisarda. Viene poi l’altare dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, con una tela sempre dipinta da Placido Rapisarda. Viene quindi l’altare del Crocifisso, un opera scultorea in legno datata 1819, di autore ignoto.

Ancora nella navata di sinistra troviamo la Cappella del Santissimo Sacramento. Di stile settecentesco, la Cappella presenta sia l’Altare sia le pareti in marmi policromi. In alto si può notare una raggiera con angeli cherubini e al centro un Agnello in argento. La Cappella, al suo ingresso, ha una balaustra, chiusa da un cancello in ferro battuto. Il tabernacolo è placcato in oro con la figura di Gesù Buon Pastore sulla porta.

La Chiesa di Maria Santissima del Rosario

Situata in piazza Roma, troviamo la Chiesa di Maria Santissima del Rosario. La sua facciata, opera dell’architetto Carlo Sada, si erge sulla scalinata centrale in pietra lavica, mentre l’intera facciata è realizzata in pietra calcarea a conci scolpita. L’architrave poggia su due coppie di semicolonne ed è un ampio spazio compreso fra le due colonne del portone d’ingresso rettangolare con soprastante arco a tutto sesto. Sopra l’architrave vi è il timpano spezzato dal campanile, mentre poggiano ai due lati laterali rispettivamente angeli in preghiera. Dentro la cella campanaria vi è la statua della Madonna del Rosario, e al di sopra un cupolino a padiglione con tasselli in ceramica. Al vertice la croce in ferro battuto.

L’interno della chiesa, in stile tardo barocco, è ad un’unica navata e si conclude con il presbiterio dove è situato l’altare maggiore. L’abside è decorato con motivi floreali in oro e argento. Il presbiterio è posto più in alto di due gradini dove è presente una balaustra in marmo bianco e rosa.

La volta a botte è decorata con stucchi. La parte superiore dell’altare maggiore, in marmo intarsiato, è formata da un’edicola dove è posta la statua della Madonna del Rosario col Bambino, opera di Froc Robert. Gli altari minori sono semplici e presentano nicchie con cornici di stile barocco. A sinistra possiamo notare l’altare di San Vito martire e l’altare di San Rocco; mentre a destra l’altare di Santa Rosa da Lima l’altare del SS. Cristo alla colonna.

La Chiesa e il Convento di San Francesco d’Assisi

La chiesa di San Francesco d’Assisi, fondata il 25 marzo 1686, è ubicata in piazza San Francesco d’Assisi, alla fine di via Giulio Verne. La facciata della chiesa, molto semplice, è decorata dal portale in pietra, composto da due colonne in stile dorico che sostengono un timpano rettilineo spezzato. Una finestra posta sul timpano presenta decori in pietra bianca. Sul portone in legno sono scolpiti i simboli della cristianità e della passione di Gesù.

L’interno della chiesa è ad un’unica navata con il presbiterio dove è situato l’altare maggiore in legno scolpito. Sulla parte superiore dell’altare maggiore vi è la tela de “La Madonna degli angeli e i Santi Francesco d’Assisi, Antonio di Padova e Chiara d’Assisi” incorniciata da quattro colonne, due per lato, in basso al centro il tabernacolo ligneo.

La volta della chiesa è a vela e presenta stucchi e affreschi: un primo affresco raffigura la consacrazione della chiesa, mentre un secondo affresco raffigura il re David; al centro della volta ammiriamo L’Assunzione della Beata Vergine Maria con la Santissima Trinità, opera del 1759 di Olivio Sozzi, mentre, posta sulla volta del presbiterio, notiamo L’Apoteosi di San Francesco, opera di Sebastiano Lo Monaco.

A sinistra possiamo notare, nell’ordine, l’altare dedicato Sant’Antonio di Padova; l’altare con l’olio su tela intitolato alla “La Madonna del Carmelo tra i Santi Ludovico vescovo, Agata, Bonaventura e Bernardino da Siena”, dipinto del 1759 di Olivio Sozzi; viene quindi l’altare del Crocifisso ai piedi del quale si trova un quadro della Madonna Addolorata.

Gli altari di destra, nell’ordine, sono quello in marmo dedicato all’Immacolata Concezione, seguito da quello dedicato a San Francesco d’Assisi; infine vi è l’altare dedicato a San Pasquale Baylon.

La Chiesa di Sant’Antonio da Padova

Nel centro storico di Biancavilla, lungo la via Inessa, troviamo la chiesa di Sant’Antonio da Padova, fatta costruire all’incirca nel 1700 dal Barone Vincenzo Rametta Piccione. Oggi la chiesa è sede della Confraternita dedicata al Santo francescano.

La facciata della chiesa, in stile neoclassico, è suddivisa in due ordini da un fregio. Nel primo ordine vi è il portale d’ingresso sormontato da una finestra. Il secondo ordine è caratterizzato dalla cella campanaria contenente la statua di Sant’Antonio.

Al suo interno la chiesa è ad un’unica navata, priva di abside. Nella volta a botte si possono ammirare gli affreschi realizzati nel 1914 da Luigi Strano-Vinci e raffiguranti Sant’Antonio e una colomba che irradia luce ad una cerchia di angeli. Al centro dell’altare maggiore, collocata in un edicola a forma di tempietto con quattro colonne sormontate da capitelli in stile corinzio, troviamo la statua di Sant’Antonio che nella mano destra ha la Bibbia con sopra la statua del bambino Gesù.

Sui lati della chiesa si trovano due tele realizzate nel 1935 da Angelo La Naia che raffigurano una la Santa Rita da Cascia nel momento in cui riceve le stimmate, e l’altra Sant’Antonio che distribuisce il pane ai poveri. Vi sono inoltre due altari minori in marmo policromo: a sinistra quello del gruppo statuario di Gesù orante nel Getsèmani, a destra quello di Santa Rita che contempla il Crocifisso.

La Chiesa di Sant’Orsola

Vicino al palazzo comunale, in Via Dante Alighieri, troviamo la Chiesa di Sant’orsola. Di stile barocco, presenta nella sua facciata un possente portale in pietra lavica caratterizzato da rilievi raffiguranti dei visi di angeli, sul quale poggia una cornice sormontata da un’edicola vuota e da un frontone. Nel secondo ordine comprende la cella campanaria e sulla sommità una croce in ferro battuto.

L’interno è ad unica navata, presenta la volta a botte e l’abside. L’altare maggiore è in marmo policromo e all’interno di una nicchia è posta la statua lignea di Sant’Orsola. Due gradini separano il presbiterio dal resto della chiesa con una balaustra in ferro battuto.

Lateralmente sono presenti quattro altari in marmo policromo: quello dedicato all’apostolo Pietro, quello dedicato all’incoronazione della Vergine Maria, quello del Crocifisso e infine l’altare dedicato a Santa Lucia.

La Chiesa dei Santissimi Nomi di Gesù e Maria

In via Maria Santissima dell’ Elemosina, a pochi passi dalla Basilica, troviamo la Chiesa dei Santissimi Nomi di Gesù e Maria. La chiesa, oggi chiusa al culto, venne costruita intorno al 1657 e negli anni ha subito gravi danni a causa dell’umidità sia interna e alle infiltrazioni di acqua piovana.

Sul lato sinistro del prospetto si alza una piccola torre campanaria mentre al centro vi è un portale in pietra con un timpano sormontato da una finestra e, all’apice, una piccola Croce in ferro battuto.

L’interno è ad unica navata e presenta tre altari, il maggiore dedicato alla Madonna della Divina Provvidenza; mentre i due altari laterali sono adorni in quanto le opere che erano collocate sopra di essi sono custodite in Basilica.

La Chiesa di San Gaetano

Ubicata in via Mongibello troviamo la chiesa dedicata a San Gaetano. La chiesa fu fondata il 9 luglio 1722 e inizialmente era intitolata alla Madonna della Provvidenza. Successivamente nel 1808, cambiò denominazione.

La sua facciata è semplice di forma rettangolare e presenta una finestra che dà luce all’interno. Mentre due lesene chiuse da un cornicione di pietra bianca culminano con la torre campanaria e una croce in ferro battuto.

L’interno è ad unica navata che si conclude in un abside semicircolare. L’altare maggiore è in marmo policromo sul quale, all’interno di una nicchia, vi è la statua di San Gaetano di Thiene. Ai lati vi sono gli altari, anch’essi in marmo policromo, dedicati all’Immacolata Concezione e al Crocifisso.

La Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio

In via Vittorio Emanuele a pochi passi da piazza Roma troviamo la chiesa delle Anime Santa del Purgatorio. Questa fu costruita intorno al 1681. L’edificio sacro fu nuovamente chiuso al culto verso la fine degli anni 1940 a causa del cattivo stato del tetto ligneo che successivamente il tetto fu ristrutturato e rifatto in cemento armato, così che, nell’aprile del 2000 fu riaperta al culto. Nel luglio-settembre 2011, dopo lavori di ristrutturazione, venne riportato all’antico splendore il prospetto monumentale della chiesa.

Di stile neo-gotico, al centro del prospetto troviamo uno slanciato ed alto portale con cornice in pietra scolpita e sormontato da un arco a sesto acuto. Inoltre è presente un rosone in pietra scolpita. Inoltre sull’apice vi è una Croce in ferro battuto.

L’interno è ad unica navata dove sono presenti tre altari: il maggiore presenta il dipinto intitolato “La Crocifissione” di Gioacchino Chitè risalente al 1791. L’altare di sinistra, presenta la tela dell’Adorazione dei Magi, attribuito a Giuseppe Tamo da Brescia dell’inizio del XVIII secolo. Sull’altare di destra vi è una nicchia all’ interno della quale vi è la statua della Madonna Addolorata, del XVIII secolo, con gli abiti in seta con ricami in oro zecchino, attribuita alla bottega Rosselli di Messina.

Altre architetture religiose

Altre architetture religiose da ricordare sono:
La Chiesa Maria Santissima dell’Annunziata, che sorge sull’omonima piazza ed all’interno della quale vi è un ciclo di opere di Tamo da Brescia;
la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, situata nella omonima via, che fu costruita nel 1783;
la Chiesa di Santa Maria della Mercede che si affaccia sulla Via Innessa e che fu costruita alla fine del 1600;
la Chiesa dell’Immacolata alla Badìa, oggi chiusa al culto;
la Chiesa del Cristo Re;
la Chiesa del Santissimo Salvatore;
la Chiesa della Madonna di Vadalato;
la Chiesa del Sacro Cuore; la Chiesa del Montalto;
la Chiesa Maria Santissima dell’Idria;
la Chiesa di S. Giuseppe allo Spasimo;
la Chiesa e il Monastero di S. Chiara;
la Chiesa di Cristo Re Nostro Signore in Casina;
la Chiesa del Sacro Cuore di Gesù;
la Chiesa ed Eremo di S. Maria in Vallelato;
la Cappella dell’Istituto di Maria SS. Ausiliatrice;
la Cappella dell’Istituto di S. Angela Merici;
la Cappella del Seminario minore arcivescovile;
la Cappella della SS. Trinità in Croce al Vallone;
la Cappella dell’Opera Cenacolo di Cristo Re.

Architetture civili

Elenchiamo di seguito le architetture civili più significative di Biancavilla.

Villa delle Favare, residenza signorile settecentesca ubicata nel quartiere “Casina”. Ospita delle sale per mostre, esposizioni, saloni di rappresentanza ed è sede della biblioteca comunale e del Gal Etna;
Palazzo Bruno, elegante edificio ottocentesco in via Vittorio Emanuele, casa natale del poeta Antonio Bruno;
Palazzo Portale-Cantarella, costruito in piazza Roma tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX;
Palazzo Salomone, costruito alle spalle della chiesa matrice nel XVII secolo;
Palazzo Ciraolo, costruito nel XVIII secolo in via Vittorio Emanuele;
Palazzo Portale-Levi, del XVIII secolo, ubicato in via Preside Caruso;
Palazzo Spampinato, del XIX secolo, ubicato in via Alcide De Gasperi;
Palazzo Giuliano, del XIX secolo, ubicato in via Vittorio Emanuele;
Palazzo Milone, del XIX secolo, ubicato in via Vittorio Emanuele;
Palazzo Portale-Ciraulo, del XVIII secolo, ubicato in via Vittorio Emanuele;
Palazzo Uccellatore, costruito in via Mongibello tra il XVIII e il XIX secolo;
Palazzo Spina, del XIX secolo, ubicato in via Vittorio Emanuele;
Palazzo Sciacca, del XIX secolo, ubicato in via Vittorio Emanuele;
Palazzo Scaramelli, del XIX secolo, ubicato in Piazza Collegiata;
Palazzo Raspagliesi, del XIX secolo, ubicato in via Vittorio Emanuele.