Ginestra (in lingua arbëreshe: Zhura) è un comune della provincia di Potenza, in Basilicata, situato nella parte centro-meridionale del Vulture, sull’Appennino Lucano, confina con i comuni di: Ripacandida, Barile, Venosa, Maschito e Forenza. In passato faceva parte di Ripacandida, prima come suo casale e poi come aggregato e dipendente per poi diventare comune autonomo nel 1965.

Il territorio di Ginestra, il cui nome deriva dalla pianta di ginestra, abbondantissima lungo i pendii del suo territorio, nel 1479 fu ripopolato da esuli albanesi provenienti da Scutari.

Questi esuli avevano lasciato la loro terra su navi veneziane e napoletane e molti di loro si erano trasferiti in diverse località nel Regno di Napoli. A Ginestra, Troiano Caracciolo, feudatario di Ripacandida, concesse agli Scutarini condotti da Francesco Zhura (da cui deriva il nome arbëreshë del paese), il permesso di edificare le loro abitazioni in quella zona di Ginestra che a quel tempo si chiamava Lombarda Massa.

Nel 1534 giunsero a Barile, Ginestra, Maschito e Melfi diverse famiglie di profughi greco-albanesi provenienti dalla Morea e più precisamente dalle città di Corone, Modone, Nauplia e Patrasso. La popolazione di Corone era in maggioranza greca, ma esisteva una consistente minoranza albanese che la gente del posto chiamava “Arvaniti” ed era a Corone che avevano trovato rifugio un gran numero di albanesi fuggiti dall’Albania prima dell’arrivo degli Ottomani.


il costume tradizionale delle donne di Ginestra

Imbarcati su navi veneziane e napoletane, i profughi greco-albanesi raggiunsero Napoli, dove l’Imperatore Carlo V diede l'incarico a Lazzaro Mathes, capitano stradiota, di costruite nel regno di Napoli nuovi casali o reinsediarne di abbandonati. Così che vennero fondati o rifondati diversi paesi tra i quali, nel Vulture: Barile, Ginestra, Maschito e Melfi.

A Ginestra gli usi e le tradizioni arbëreshe si sono parzialmente conservati sia nella cultura che nella lingua. Ed è proprio per valorizzare e tramandare la lingua arbëreshe che nel piccolo centro del Vulture è stato istituito uno sportello linguistico. Purtroppo non si pratica più il rito bizantino perché lo stesso venne soppresso nel 1627 dall’allora Vescovo Diodato Scaglia.

I cognomi di origine albanese più diffusi sono: Carbone, Caputo, Chiarito, Ciriello, Lombardi, Musto, Perrotta, Sepe, Summa.

Il santuario di Santa Maria di Costantinopoli

Accanto al cimitero di Ginestra, possiamo visitare il Santuario dedicato Santa Maria di Costantinopoli, protettrice del paese, edificato nel 1588, ma completamente rifatto nel 1935. Il Santuario venne edificato dopo che la Santa Vergine, venuta dall’Oriente, apparve ad un uomo al quale avrebbe chiesto di erigere un luogo di culto in suo onore.

Sull’altare maggiore è esposto un affresco murale di scuola orientale del XVI secolo, raffigurante la Madonna di Costantinopoli. Qui sono custodite anche due tele del XVIII secolo: in una è rappresentata la Madonna del Latte, tra le figure di San Giovanni, San Nicola e San Borromeo; nell’altra tela è invece riprodotta la Pietà.

Il giorno di Pentecoste la Santa Maria di Costantinopoli è al centro dei festeggiamenti che culminano in una processione per le strade del paese.

La chiesa madre di San Nicola Vescovo

L’altro principale luogo di culto del paese è situato in pieno centro storico: la chiesa madre dedicata a San Nicola Vescovo.

La chiesa, risalente al XVI secolo, a navata unica con volta a botte, è impreziosita da un coro ligneo del XVIII secolo e da due lampadari stuccati in oro. Nel corso dei secoli, la chiesa madre è stata più volte ricostruita, ma è negli anni novanta che ha subito un restauro completo.

All’interno, a navata unica con volta a botte, a destra del presbiterio si può ammirare un battistero per immersione composto da 12 archi, in cui sono raffigurati alcuni personaggi che probabilmente rappresentano i 12 apostoli. A sinistra domina il gruppo scultoreo e pittorico della Madonna di Costantinopoli, patrona del paese. Di forte impatto è il mosaico bizantino del Cristo Pantocratore. A destra dell’ingresso è esposto un Crocifisso ligneo scolpito da Giuseppe Figarazzi.