Zangarona (in lingua arbëreshe: Xingarona), situata a circa 550 m s.l.m., è una frazione del comune di Lamezia Terme, il quale centro dista circa 5 chilometri, con una popolazione di circa 350 abitanti.

Il nome Zangarona deriva dall’albanese Zan Charone o, più propriamente, Xingarona che vuol dire “gran corona”, a ribadire che questo villaggio era sorto come una corona attorno a Nicastro. Secondo altre fonti, il nome deriva da “zingaro”, poiché gli albanesi che vi si insediarono erano ritenuti degli zingari.

Storia di Zangarona

Nel 1468, con la morte di Scanderbeg, la Lega di Lezha (Alessio) cominciò a disgregarsi, nonostante gli Albanesi del nord, appoggiati dai veneziani, proseguissero la lotta agli Ottomani. Con la caduta di Kruja nel 1478 e della città veneziana di Scutari nel 1479, ebbe fine la ribellione degli albanesi e la definitiva sottomissione dell’Albania all’Impero Ottomano.

Già un consistente numero di albanesi al seguito del tredicenne Giovanni, figlio di Scanderbeg, era fuggito in Puglia subito dopo la morte di Scanderbeg, ma certamente il grosso delle immigrazioni si ebbe dopo la caduta di kruja, ossia dopo il 1478, ed è a tale periodo che bisogna far risalire la fondazione di quasi tutti i paesi albanesi del Regno di Napoli e di quello di Sicilia, compresa la fondazione di Zangarona.

Tra questi fuggiaschi albanesi è probabile che ci fossero molti di coloro che avevano combattuto contro i Turchi e che meno degli altri si rassegnavano a vivere sotto questi padroni, oppure che temevano per la loro vita proprio per aver militato nelle truppe di Scanderbeg. Forse anche per questo, in tutti i paesi albanesi della Calabria, il mito di Scanderbeg è stato tramandato attraverso canti e racconti orali, con tanta forza.

Secondo lo storico Gaetano Boca, Zagarona sorse sui territori confiscati dal Re Ferdinando I d’Aragona al ribelle Luigi Minuto, Conte di Nicastro e Signore di Maida. Pochi anni dopo la fondazione di Zangarona, fu costruita la Chiesa dedicata a San Nicola di Bari dove si officiava secondo il rito bizantino. Adiacente alla chiesa fu costruito un convento con annessa una foresteria dove venivano ospitati i mendicanti e la gente di passaggio.

Agli inizi del XVI Secolo si rifugiarono a Zangarona parecchie famiglie di ebrei che erano stati espulsi dalla vicina Nicastro con un editto del 1510. Nacque quindi, a monte della chiesa di San Nicola, il quartiere ebreo della Giudecca o “Judeca” e che ancora oggi porta questo nome.

Negli anni a seguire, con i fondi offerti da tutte le famiglie di Zangarona, fu iniziata la costruzione di una nuova chiesa molto più a monte della chiesa di San Nicola. I lavori di costruzione durarono per circa mezzo secolo e la chiesa fu terminata solo nei primi anni del 1600.

Così come gli altri albanesi della provincia di Catanzaro, anche gli albanesi di Zangarona erano di rito bizantino, ma, a causa dello scarso numero di sacerdoti, che dovevano essere ordinati in Grecia e sotto la pressione del Vescovo di Nicastro nel 1601 finirono per adottare il rito latino. Zangarona fu elevata a parrocchia e la nuova chiesa madre fu dedicata a Maria Santissima delle Grazie.

Il 27 marzo del 1638 Zangarona fu distrutta da un terribile terremoto: caddero tutti gli edifici del casale compresa la chiesa di San Nicola. In quell’occasione si contarono circa 520 morti, di cui 280 uomini e 240 donne. Nonostante tanta distruzione gli abitanti si rimboccarono le maniche e in pochi anni ricostruirono e ripararono tutti gli edifici crollati.

Un altro terremoto si verificò 100 anni più tardi, il 26 febbraio 1783, e in quell’occasione fu completamente distrutta la chiesa di San Nicola che era già stata sconsacrata e anche le tumulazioni dei defunti erano state spostate sotto la nuova chiesa.

Nel 1809 Zangarona fu dichiarata università e quindi Comune a tutti gli effetti. Vi fu anche aggregato il casale di Fronti che, era stato fondato nei primi del 1700 a Nord di Zangarona da agricoltori che venivano dal vicino comune di Serrastretta.

Il comune di Zangarona fu soppresso nel 1829, ma poiché gli abitanti non accettarono il provvedimento di soppressione, la monarchia borbonica concesse una autonomia amministrativa non di diritto ma di fatto. Quando nel 1847 gli abitanti di Zangarona si resero conto che l’autonomia non era più vantaggiosa, chiesero di essere aggregati all’università di Nicastro.

Oggi a Zangarona è scomparso il rito bizantino, le tradizioni arbëreshe si sono parzialmente conservate, ma solo alcune persone parlano l’antica lingua dei padri.

Monumenti e luoghi d’interesse

Il centro storico

Il centro storico è caratterizzato dalla presenza di abitazioni che hanno mantenuto la loro originalità, ma non sono state sottoposte a manutenzione, pertanto si trovano in discrete condizioni.

Percorrendo le strette stradine, si scorgono piccoli ballatoi che aprono ad abitazioni di piccole dimensioni. Infatti, normalmente, le abitazioni sono costituite da una o due stanze e quasi sempre su due livelli. La tipologia costruttiva è in muratura di pietrame e malta. Nelle abitazioni più importanti si intravedono finiture di intonaco.

La Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Nella piazza principale del paese si trova la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Questa fu costruita nel 1616. La facciata principale è caratterizzata da una coppia di lesene al di sopra delle quali vi è il fregio che fa da base al timpano terminale. Al centro emerge il portale in pietra dell’ingresso principale, centinato, con putti agli angoli. Sul lato destro della facciata è presente il corpo della navata laterale, con un secondo ingresso, che termina con copertura piana e balaustra.

In origine il campanile della chiesa era molto più alto di quello attuale e finiva a punta. Con il terremoto del 1638, cadde la punta del campanile, con l’orologio e la campana più grande. Attualmente il campanile è uguale al tetto della chiesa, ha base quadrata ed è a forma di torre con una balaustra sui lati.

La chiesa presenta una pianta longitudinale a due navate, con area presbiteriale a pianta quadrata, sovrastata da catino semicircolare. Le due navate sono collegate da quattro archi a tutto sesto e da lesene che si collegano con il cornicione sovrastante. Al di sopra di quest’ultimo, sono collocate le finestre che illuminano l’aula.

Oltre all’altare maggiore, dedicato a Maria SS. Delle Grazie, vi sono altri quattro altari dedicati al SS. Sacramento, al Santo Rosario, alla Madonna Addolorata e alle anime del Purgatorio. L’altare maggiore e la nicchia alle sue spalle furono costruiti in marmo nero trovato in una cava vicino al paese.

In una nicchia nel presbiterio si conserva la statua della Madonna delle Grazie risalente al 1614, scolpita in marmo di Carrara probabilmente a Catania, facente parte della scuola di Antonello Gagini. La Madonna è raffigurata in piedi, col bambino in braccio, mentre sta mostrando i seni, simbolo della quale Lei “nutre” la Chiesa con la Parola di Dio. La mano sinistra che tiene in braccio Gesù ha tre dita alzate e due chiuse. Sull’indice ha un anello, per simboleggiare che porta in braccio la seconda persona della Trinità, ovvero il Figlio Gesù Cristo.

Tra i dipinti possiamo ammirare la tela ottocentesca della “Madonna del Carmine e delle Anime del Purgatorio”: la Madonna, con Gesù bambino in braccio e lo scapolare in mano, si trova su una nuvola. Sotto di Lei si trovano: il papa di quell’epoca, San Michele che uccide il demonio e le anime dannate del Purgatorio. Di recente è stata acquistata una copia del “Battesimo di Gesù” di Santi di Tito, posizionata nella navata laterale.

La Piazza di Santa Maria delle Grazie

Antistante la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, troviamo la “piazza di Santa Maria delle Grazie”, in passato chiamata Piazza Romagna e ancor prima Piazza Zangarona. Il 2 luglio 2016, su richiesta del Parroco Don Carlo Ragozzino, venne rinominata con questo nome in occasione del quattrocentesimo anniversario della costruzione della chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Bibliografia

Giuliani Pasquale, Memorie storiche della città di Nicastro dai tempi più remoti fino al 1820, Arnaldo Forni Editore, Bologna, 1893

Ardito Pietro, Spigolature storiche sulla città di Nicastro, Fratelli Gigliotti Editori, Lamezia Terme (CZ), 1989

Dito Oreste, La storia calabrese e la dimora degli ebrei in Calabria dal secolo V alla seconda metà del secolo XVI, Edizioni Brenner, Cosenza, 1989

Zangari Domenico, Le colonie italo albanesi di Calabria, Storia e demografia Secoli XIV-XIX, Editore Casella, Napoli, 1941