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Civita (in lingua arbëreshe: Çifti) è un comune della provincia di Cosenza in Calabria. Situato a 450 m s.l.m., all’interno della riserva naturale delle Gole del Raganello e nel cuore del Parco nazionale del Pollino, fa parte de “I borghi più belli d’Italia” e della “Bandiera Arancione” del Touring Club Italiano.

La storia di Civita

Il piccolo borgo di Civita, che oggi conta poco più di 900 abitanti, sembra essere sorto intorno all’anno 1000, ad opera della gente di Cassano all’Ionio sfuggita alle incursioni dei saraceni. Denominato “Castrum Sancti Salvatoris” in età medievale, nel 1456 fu distrutto da un violento sisma, lasciando solo il rudere di una cappella dedicata al Santissimo Salvatore.

E’ molto difficile precisare la data della fondazione di Civita; quella più probabile dovrebbe ricadere tra il 1471 e il 1479, quando in Albania sempre più città e fortezze cadevano sotto il dominio degli ottomani. Ciò spinse molti Albanesi a lasciare la loro patria e rifugiarsi nel Regno di Napoli, dove erano ben accolti dai signori locali che avevano bisogno di ripopolare le loro terre devastate dal terremoto, dalle carestie e pestilenze. Anche Girolamo Sanseverino, 2º Principe di Bisignano, che aveva bisogno di ripopolare le sue terre e rivitalizzare le attività agricole, accolse gli albanesi e consentì loro di fondare sulle sue terre diversi casali, tra i quali anche quello di Civita.

Nel 1485 Girolamo Sanseverino, spinto da suo cugino Antonello Sanseverino, Principe di Salerno, aderì ad una congiura contro Ferdinando I d’Aragona, Re di Napoli. Questa congiura si concluse nel 1487 con l’arresto e la messa a morte di tutti i congiurati, compreso il Principe Girolamo Sanseverino. Tutte le sue proprietà, compreso il Casale e il Feudo di Civita, vennero confiscati e incamerati nei possedimenti del Regno di Napoli.

Nello stesso anno 1487 il Re di Napoli, Ferdinando I d’Aragona, nominò il conte greco Giorgio Paleologo Assan primo barone di Civita; nel documento egli viene nominato come “Signore munifico dai grandi meriti per aver svolto l’opera di pacificazione del regno”. Probabilmente fu durante il governo di Giorgio Paleologo Assan che Civita stipulò i suoi capitoli di fondazione.

Nel 1495 il Re Carlo VIII di Francia scese con le sue armate in Italia dando inizio alle cosiddette guerre d’Italia. Il 22 febbraio 1495 entrò a Napoli, approfittando della fuga di Ferdinando II, e si fece incoronare come Re di Napoli. Nel suo breve regno (dal 22 febbraio 1495 al 6 luglio 1495) ristabilì nei titoli Bernardino Sanseverino, figlio di Girolamo e 3º Principe di Bisignano. Con questo atto i Sanseverino tornavano ad essere proprietari anche del Casale di Civita.

Nel 1539 Pietro Antonio Sanseverino, 4º Principe di Bisignano, sposò Erina (o Irina) Castriota, pronipote di Scanderbeg e Duchessa di San Pietro in Galatina. Concluso il matrimonio, arrivarono a Civita diverse famiglie di albanesi provenienti dalla Puglia, che fecero raggiungere al Casale il numero di 276 abitanti.

Nel 1572 Pietro Antonio Sanseverino vendette il Casale di Civita al barone Campilongo. Nel 1610 il Casale e il Feudo vennero venduti a Tiberio de Urso. Nel 1619 Civita passò al barone Francesco Maria d’Urso e nel 1657 il Casale venne integrato nel ducato dei Serra di Cassano, rimanendo tale fino all’eversione della feudalità del 1806.

Oggi a Civita è parlata ancora correntemente la lingua degli antenati, si conservano ancora le tradizioni dei padri e si osserva il rito bizantino. Il comune di Civita è stato tra i primi a istituire lo Sportello Linguistico Comunale (previsto dalla Legge 482/99) per la tutela e lo sviluppo del proprio patrimonio etno-linguistico. L’impronta orientale è evidente soprattutto nelle sue chiese, le quali appartengono alla circoscrizione della Chiesa cattolica italo-albanese dell’Eparchia di Lungro. I cognomi di origine albanese più diffusi sono: Brunetti, Filardi, Greco, Mortati, Palazzo, Placco, Rugiano, Stamati, Vincenti, Zuccaro.

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