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San Giorgio Albanese (in lingua arbëreshe: Mbuzati) è un comune di 1553 abitanti (al 30 giugno 2012) in provincia di Cosenza in Calabria.

Il paese, che ha una superficie di 22 kmq e è ad un’altitudine di 420 m s.l.m., è situato sul versante settentrionale della Sila Greca, su un’altura che si affaccia sulla valle del Crati e sulla pianura di Sibari, tra due valloni di fiumara alle falde della Serra Crista d’Acri.

Mbuzati, il suo nome in lingua arbëreshe deriva dal cognome “Buza” appartenente a colui che presumibilmente capeggiava il gruppo dei primi esuli albanesi giunti sul luogo.

San Giorgio Albanese confina con i comuni di Acri, Corigliano-Rossano, San Cosmo Albanese, Vaccarizzo Albanese.

La storia di San Giorgio Albanese

Alcuni documenti testimoniano che già agli inizi del XII secolo vi era traccia di un insediamento abitato laddove oggi sorge San Giorgio Albanese. Infatti nel 1104 l’ammiraglio Cristodulo, comandante della flotta del gran conte di Sicilia Ruggero II, concesse delle terre a Bartolomeo da Simeri, fondatore del Monastero di Santa Maria del Patire di Rossano. Tra queste terre vi era anche il “Casale de Sancto Iorio”.

A quel tempo il “Casale de Sancto Iorio” si presentava come un piccolo agglomerato di case abitate da contadini che coltivavano le terre del Monastero di Santa Maria del Patire di Rossano. In un registro del 1198 vengono elencati i beni dell’Abbazia e fra questi figura nuovamente il “Casale de Sancto Iorio“. Col tempo il monastero ebbe un continuo sviluppo agricolo e con esso si svilupparono anche i casali di sua pertinenza.

Tale sviluppo si arrestò nel 1348, a causa di una grande epidemia di peste seguita da carestie ed altre epidemie; come risultato ci fu una drastica diminuzione della popolazione e l’abbandono di diversi casali, i cui territori non vennero più coltivati. Nel 1456 un terribile terremoto distrusse definitivamente ciò che restava del “Casale de Sancto Iorio”.

Intanto in Albania, dopo la morte di Scanderbeg avvenuta il 17 gennaio 1468, ci fu una consistente migrazione verso l’Italia meridionale. Molti Albanesi ricevettero dai feudatari locali terre e diritti civili in aree scarsamente popolate, così che si stabilirono lungo la costa adriatica tra l’Abruzzo e il Gargano, mentre altri si stabilirono nelle Marche.

Molti altri si trasferirono nel Regno di Napoli, nelle zone montuose intorno a Benevento, oltre che in provincia di Potenza dove ripopolarono villaggi abbandonati e devastati dal terremoto. Altri ancora andarono in Calabria dove, in provincia di Cosenza, fondarono o ripopolarono numerosi paesi.

Fu in questo periodo, e più precisamente tra il 1469 e il 1470 che, con l’assenso dell’Archimandrita del Monastero di Santa Maria del Patire di Rossano e con il benestare di Luca Sanseverino, Principe di Bisignano e Conte di Corigliano, un esiguo numero di Albanesi ripopolò il casale di San Giorgio (a quel tempo chiamato anche San Giorgio in Corigliano), il quale fu ribattezzato col nome di “Mbuzati”, derivato dal cognome del clan dei Busa che pare abbia guidato il piccolo gruppo di profughi.


il monumento ai caduti

Gli Albanesi disboscarono, dissodarono e resero produttivi quei territori incolti da oltre 150 anni e per questo ebbero, nei primissimi anni, alcune esenzioni fiscali. In seguito dovettero far fronte a tutte le imposte sia a favore del Monastero di Santa Maria del Patire di Rossano, che del Principe di Bisignano e dell’Amministrazione Regia. Infatti per i terreni loro concessi dovevano versare annualmente una “decima” del prodotto al Monastero di Santa Maria del Patire di Rossano; mentre al Principe di Bisignano pagavano dei “terraggi” o censi (affitti) e all’Amministrazione Regia pagavano un’imposta detta “testatico” o “focatico” pari a cinque carlini all’anno per ogni nucleo familiare.

Nel 1534 giunsero a San Giorgio altri profughi. Questi provenivano dalla Morea e, più precisamente, dalla città greca di Corone. Erano in maggioranza Greci, anche se con loro c’era una consistente minoranza Albanese che i Greci chiamavano “Arvaniti”. Questi ultimi, molti anni prima, erano fuggiti dall’Albania prima dell’arrivo degli Ottomani e avevano trovato rifugio nella città di Corone. La città era stata sotto il dominio della Repubblica di Venezia fino al 1460, quando fu abbandonata causa della impossibile difesa dagli Ottomani, che avevano conquistato quasi completamente la Morea.

Nel 1532 la città di Corone fu riconquistata da Andrea Doria, anche grazie all’aiuto della popolazione che gli aveva inviato segretamente dei messaggi per informarlo sullo stato della città e per offrire la loro cooperazione dall’interno. Conquistata la città, Andrea Doria lasciò una guarnigione spagnola, che risulto del tutto insufficiente a sostenere la difesa di Corone che, nel 1533, fu completamente circondata dalla flotta ottomana.


il Municipio

L’anno successivo fu firmato il trattato di pace tra Carlo V e Solimano. La città fortificata di Corone venne lasciata agli Ottomani a condizione che la guarnigione spagnola e quei cittadini di Corone che volevano lasciare la città potevano essere imbarcati su una delle navi inviate da Carlo V.

Il governo napoletano noleggiò otto navi mercantili sulle quali furono imbarcati i soldati della guarnigione spagnola e diverse famiglie greche e albanesi (Arvaniti) di Corone. Oltre ai soldati, furono circa 2.000 Coronei ad essere trasportati nel Regno di Napoli.


gruppo folk di San Giorgio Albanese

L’Imperatore onorò con diversi documenti i Coronei e li premiò con diversi privilegi; con un diploma datato 8 aprile 1533 li raccomandò al Viceré di Napoli, e ordinò di dare loro qualche terra in Puglia o in Calabria. Con un altro diploma datato 15 luglio 1534 l’Imperatore dichiarò esenti i Coronei da tutte le tasse reali e baronali. Così che alcuni Coronei si stabilirono in Basilicata ed altri in provincia di Cosenza, più precisamente a San Benedetto Ullano, San Demetrio e San Giorgio.


la Chiesa della Dormizione della Beata Vergine
in contrada Colucci

Nella primavera del 1543 giunsero a San Giorgio i “numeratori regi” e rilevarono 64 fuochi (ossia nuclei familiari) per un totale di 238 abitanti. I cognomi delle famiglie, registrati in quella occasione furono: Bardi, Bellizza, Buscia, Camideca, Campiscia, Cerriconi, Chinigò, Corchilan, Cucchia, Drames, Masci, Masi, Pangrati, Posito, Scandera, Scura, Stamati.

Il dominio dei Principi di Bisignano terminò quando il Principe Nicolò Bernardino Sanseverino nel 1606 morì senza lasciare eredi. Dopo una lunga contesa per la successione, la contea di Corigliano e i suoi casali, compreso quello di San Giorgio, vennero venduti ad Agostino Saluzzo da Genova, la cui famiglia ebbe in feudo quei territori fino all’eversione della feudalità, avvenuta nel 1806.


la Chiesa dell’Esaltazione della Santa Croce
in contrada Palombara

San Giorgio Albanese ha dato i natali a Giulio Variboba (sec. XVIII) autore di numerosi canti sacri arbëreshë che ancora oggi vengono eseguiti durante le “Kalimere” della Settimana Santa; vanno ricordati inoltre Michele Masci ed Atanasio Dramis (1829-1911) che dettero un grosso contributo al risorgimento italiano.

La gente del posto parla ancora la lingua del paese d’origine; conserva inoltre le tradizioni e il rito bizantino che viene praticato nella chiesa di stile barocco costruita agli inizi del ’700 ed intitolata a San Giorgio Megalomartire, patrono della comunità. I cognomi di origine albanese più diffusi sono: Algieri, Ascente, Baldi, Cerrigone, Chinigò, Corchiolone, Dramis, Masci, Minisci, Papadà, Scura, Zanfini.

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