Poggio Imperiale è un comune della provincia di Foggia in Puglia. Il nome del comune è composto dalle parole “Poggio”, in riferimento alla collina su cui è posto, e “Imperiale”, in onore del suo fondatore il Principe Placido Imperiale.

Le origini di Poggio Imperiale risalgono al 1759, anno in cui Placido Imperiale, Principe di Sant’Angelo dei Lombardi (AV), diede inizio ad un grande esperimento di colonizzazione, offrendo gratuita ospitalità a numerose famiglie italiane e straniere. Alcuni anni prima il Principe Imperiale era divenuto proprietario del Feudo “Ave Gratia Plena” che comprendeva la città di Lesina, l’omonimo lago, e vasti territori circostanti, dove fece disboscare una collina denominata Coppa Montorio, situata tra Apricena e Lesina, per costruirvi una grande masseria attorniata da alcune piccole case, una chiesetta rurale dedicata a San Placido ed una palazzina per il suo amministratore.


Il Principe Placido Imperiale

Fu attorno a queste prime costruzioni nacque Poggio Imperiale. Il Principe fece arrivare nel nuovo villaggio 15 famiglie provenienti da San Marco in Lamis, Bonefro, Portocannone, Foggia, Bari e Francavilla le quali, per tutto il 1759 ed il 1760, furono le uniche ad abitarvi.

Due anni più tardi, il 18 gennaio 1761, il Principe stipulò un atto con 17 famiglie albanesi (89 persone), originarie di Scutari che erano state sistemate a Pianiano (frazione di Cellere in provincia di Viterbo), in cui si concordava l’insediamento della colonia albanese nel nascente paese di Poggio Imperiale.

A queste prime famiglie se ne aggiunsero altre 20 (75 persone) come dall’atto stipulato il 4 febbraio del 1761. Le famiglie erano accompagnate da due sacerdoti cattolici, don Marco Micheli e don Simone Vladagni, entrambi provenienti da Scutari. Questi esuli, fedeli della religione cattolica, per sfuggire ad una recrudescenza del fanatismo religioso da parte del pascià di Scutari, si erano rifugiati in Italia.

Questi i cognomi dei Capi di famiglia provenienti da Pianiano: Cabascio (Kabashi), Calumetti (Calmet), Carucci (Karuci), Codelli, Cola (Kola), Colezzi, Ghezza (Ghega), Ghidi, Giaca (Gjoka), Giona (Gjoni), Kalà (Halla), Kubini, Lindi, Locorezzi (Logoraci), Micheli, Midi (Mida), Milani, Natale, Nemani (Remani), Nicoli, Pali, Pietro, Prenca (Brenka), Sterbini, Zadrima (Xadrima), Zanco (Zanga).

Successivamente giunse un ulteriore gruppo di albanesi accompagnati da due sacerdoti di rito bizantino: il papas Simone Bubici con la moglie e cinque figli, e il Papas Stefano Teodoro con tre figli.


la chiesa di San Placido

Secondo gli atti stipulati con gli albanesi, il Principe donò ad ogni famiglia albanese due pecore e due capre e, a tutta la comunità albanese, sei somari. Il principe inoltre avrebbe consegnato loro 30 tomoli (del peso e misura di Puglia) di grano al mese, dal loro arrivo sino alla raccolta dell’anno successivo, che gli albanesi avrebbero pagato dopo quattro anni; avrebbe consegnato anche a tutta la comunità sette paia di buoi, anche questi da pagare dopo quattro anni.

Il principe inoltre concedeva agli albanesi, per i successivi quattro anni, l’utilizzo gratuito delle terre da usare a orto; l’occupazione gratuita delle case per cinque anni; il terreno da coltivo gratuito per tre anni; la raccolta della legna nella riserva proibita gratuita per sempre; il pascolo gratuito per sempre; il permesso di portare armi non proibite dalle Regie Prammatiche.

Si convenne infine che, qualora qualcuno non voleva restare a nella masseria andava via, i restanti Capi di famiglia albanesi si obbligavano a pagare in solido tutto ciò che aveva ricevuto chi andava via.

Dagli atti della prima visita che il Vescovo di Lucera fece a Poggio Imperiale del 1761, si può riscontrare che una parte degli albanesi che erano venuti da Pianiano non aveva trovato di gradimento il sito, sia per l’aria malarica della zona, sia per l’accoglienza ricevuta dalla comunità italiana. Quindi, insieme a don Marco Micheli, avevano lasciato il luogo e fatto ritorno a Pianiano.

Il resto degli albanesi che erano venuti da Pianiano, compreso il sacerdote don Simone Vladagni, abbandonarono Poggio Imperiale subito dopo la visita pastorale, anche per le disposizione impartite dal Vescovo, che vietava al sacerdote albanese di celebrare le Sacre Funzioni nella chiesetta dedicata a San Placido. Il 23 marzo del 1761, la colonia albanese di Poggio Imperiale risulta tornata a Pianiano, fatta eccezione per le famiglie di Simone Gioni, Primo Cola e Michele Zadrima, che avevano deciso di restare.

Gli albanesi di rito bizantino emigrarono verso Roma dopo un anno circa per lo scarso raccolto dopo un inverno gelido. Rimasero a Poggio Imperiale il papas Simone Bubici con la moglie e cinque figli maschi, Giuseppe Teodoro con tre figli e tre figlie, Giovanni Bubici con la moglie e la madre e Giovanni Spenser (o Spencer). Venne poi da Barletta la famiglia Mauricchi originaria di Scutari e altri da altre località.

... Vennero intanto quegli Albanesi in Poggio Imperiale con due loro Greci Sacerdoti Simone Bubici, e Stefano Teodoro: ma n’emigrarono dopo un anno forse per la messe non pingue del 1762 per la gelata. Presero la via di Roma, restando qui soli Simone Bubici colla moglie, e cinque figli maschi; Giuseppe Teodoro con tre figli maschi, e tre femmine, e Giovanni Bubici colla moglie, e madre. Vennero poi la famiglia Mauricchi di Scutari da Barletta, ed altri altronde. Serbarono la lingua, e l’andamento Greco, pur le basette. ... Di essi qui morě l’ultimo nel 15 febbraio 1832, Gregorio Maurizio di Scutari, e lasciò i figli Michele, e tre femmine ... ”.

Oggi, a Poggio Imperiale, degli albanesi non rimane che una via a loro intitolata e situata nel luogo dove naque il piccolo borgo.

Da questa via, nella parte più vicina alla Chiesa di San Placido, si accedeva alla dimora del Principe Placido Imperiale, conosciuta come “la Palazzina”.